Il Tirreno

Caos e tensione al Pronto soccorso

Alessandra Vivoli
La sala d’attesa del Pronto soccorso ieri pomeriggio
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La sala d’attesa del Pronto soccorso ieri pomeriggio

Attese di 6 o 7 ore, per la seconda volta in ospedale arrivano i carabinieri

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 CARRARA. Al Pronto soccorso come in un girone dell'inferno dantesco. Afa, pienone e nervosismo. Alla fine, verso le otto di sera, chiamati da due utenti stremati dalle lunghe attese (un babbo che doveva far visitare il suo bambino per un taglio alla mano e un marito che aveva la moglie dentro agli ambulatori da sei ore), arrivano i carabinieri. È la seconda volta in pochi giorni, che le forze dell'ordine varcano i cancelli del monoblocco. La prima volta era partita una chiamata al 113 dal settimo piano, quello dei pazienti in coma: era stato segnalato, dalla sorella di una degente, un guasto ai macchinari del reparto.  Martedì i carabinieri sono intervenuti al Pronto soccorso. E non hanno potuto far altro che constatare la grande emergenza in cui stavano lavorando i medici.   Al Pronto soccorso come all'inferno. Caldo soffocante. Quasi trenta gradi. E sala d'attesa gremita: 106 pazienti in un giorno, oltre settanta concentrati nel pomeriggio. Due soli medici. Come se non bastasse i computer in panne per mezz'ora e le due Tac, a Carrara e a Massa guaste. Una situazione difficile. Con la gente assembrata in pochi metri. Le finestre aperte, a cercare un filo d'aria nella canicola. Un andirivieni dal bagno per impacchi di acqua fresca.  Una «polveriera» l'hanno definita medici e infermieri, che è esplosa intorno alle otto di sera dell'altro ieri. Quando sono partite due chiamate ai carabinieri. Perchè un papà, con il bambino che doveva essere visitato e un marito in ansia per la moglie, da ore dentro al Pronto soccorso, non ce l'hanno fatta più ad aspettare.   «Da dentro sentivamo montare la tensione: sono state ore difficili». Ufficialmente, e per contratto, non possono parlare con i giornalisti. Ma medici e infermieri avrebbero davvero voglia di raccontarlo quanto successo martedì pomeriggio al Pronto Soccorso. E lo dicono a mezza voce. Perchè è in gioco il loro posto di lavoro.  «Tutto è cominciato a fine mattinata - dicono dal Pronto soccorso - Sono cominciati ad arrivare, tutti insieme, decine e decine di pazienti. Per lo più si trattava di malori, legati al gran caldo, che hanno bisogno di tutta uan serie di accertamenti».  E subito il primo scoglio: le due Tac, quella di Carrara ma anche quella di Massa, erano guaste. I pazienti che avevano bisogno di una Tac dovevano, quindi, essere portati all'Opa. Allungando così i tempi, anche quelli di attesa.  A complicare il tutto è arrivtao un blocco ai computer: «Sono stati attimi di tensione - raccontano gli operatori del Pronto soccorso - Sentivamo la gente fuori che rumoreggiava, sempre di più. Eravamo oberati di lavoro. Non sapevamo più dove mettere i pazienti».   Alla fine arrivano i carabinieri. Sono arrivati in Pronto soccorso all'ora di cena. E hanno trovato una situazione di caos. «I medici stavano già facendo del loro meglio - spiegano dal Comando - non c'erano assolutanente gli estremi per rilevare inadempienze e, infatti non abbiamo proceduto in alcun modo».  O meglio, proprio i carabinieri, hanno cercato di placare gli animi.   Decine di chiamate al Tribunale del malato. «Ci hanno telefonato in tanti, proprio mentre erano in attesa, già da sei o sette ore». Lo dice il presidente del Tribunale del malato, avvocato Gianluigi Fondi. «Purtroppo l'emergenza su cui noi avevamo più volte richiamato l'attenzione è espolosa con tutta la sua forza - commenta - Al Pronto soccorso deve essere ripristinato l'ambulatorio per i codici bianchi e azzurri (qelli con minopre priorità ndc) altrimenti si rischia di compromettere il servizio stesso e la sicurezza dei cittadini che si rivolgono a quel presido. Così non si può andare avanti. I due medici del pomeriggio hanno dovuto femrarsi anche per quasi tutta la notte: un medico solo, infatti, come previsto dall'Asl, non avrebbe mai potuto farcela di fronte a una simile emergenza».

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