Il Tirreno

IL PUNTO

Un anno di cassa integrazione

1 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. Il gruppo Fipa-Maiora si è insediato nel territorio massese nel 1992, nei capannoni della ex Dalmine. Nonostante l'handicap delle difficoltà di accesso al mare, l'operazione era stata positiva. Le grandi riproduzioni dei marchi dell'azienda sulle pareti del complesso industriale, ben visibili dall'autostrada, erano diventate il simbolo delle potenzialità di sviluppo della nautica sul nostro territorio. Quelle scritte oggi appaiono sbiadite e bisognose di riverniciatura, a illustrare visivamente le difficoltà dell'azienda.  I primi segnali di crisi sono emersi nell'agosto dello scorso anno, quando la direzione aziendale ha avviato la cassa integrazione. Da allora, a cicli alterni, la Cig ha rigurdato tutto il personale del gruppo e non è ancora terminata.  L'azienda raggruppa marchi prestigiosi come Maiora, Ab yachts e Cb navi, Italnavi, Navalplast. Fipa nello stabilimento massese produce (produceva) yacht in vetroresina fino a 50 metri, imbarcazioni in acciaio e lega leggera. A Massa era stata trasferita anche la produzione del marchio Maiora per imbarcazioni superiori a 30 metri.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze