Il Tirreno

Un altro perito per la tragedia del bus

Il pullman della scolaresca francese
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Il pullman della scolaresca francese

La procura incarica un cardiologo per scoprire se l'autista del pullman che si è schiantato sulla A12 sapeva di essere malato

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 MASSA. La procura ha nominato un perito per completare l'indagine sull'incidente del pullman di francesi avvenuto a febbraio 2010. Si tratta dell'ex primario di cardiologia Vincenzo Bonatti che affiancherà il medico legale Maurizio Ratti. Bonatti e Ratti dovranno valutare le cartelle cliniche dell'autista, Angelo Saraceno, che guidava il bus che si è schiantato sull'autostrada all'altezza del casello di Massa.Il pubblico ministero Federico Manotti ha voluto vederci chiaro fin da subito sulla cardiopatia dell'uomo che era al volante del mezzo. Con quella patologia in Italia non sarebbe stato idoneo a fare l'autista, invece in Francia è stato possibile.  La procura vuole capire se il datore di lavoro di Saraceno sapeva o no che il suo dipendente era malato. Insomma, la patologia era talmente importante che non poteva essere ignorata. Qualche pasticcio oltralpe sembra sia stato fatto. Oltre a Saraceno nell'incidente persero la vita lo studente Emile Borderie, 13 anni, e Agnes Besse, 39 anni, insegnante di storia e geografia. Dall'autopsia eseguita dal medico legale Maurizio Ratti si era scoperto che Saraceno soffriva di una grave patologia cardiaca, incompatibile con i lunghi viaggi, causa di stress: ipertrofia concentrica delle sezioni del cuore.  Ed è stata proprio l'insistenza di Ratti a convincere il pubblico ministero ad approfondire le cause dell'incidente. La relazione di Ratti lasciava troppi dubbi in sospeso per dichiarare chiuse le indagini. E così sono partite le rogatorie. Secondo il medico legale della procura di Massa-Carrara, l'autista «non era nelle condizioni di sicurezza per guidare un pullman e affrontare tante ore di viaggio. È stato stroncato da un'aritmia cardiaca maligna». Era un cardiopatico, anche se è da accertare se lo sapesse oppure no. Saraceno era un paziente a rischio: aveva tutti i parametri sballati, soffriva di pressione alta. In poche parole era un soggetto con possibilità di morire rispetto alla media superiori di cinque volte. Da qui le domande degli inquirenti: possibile che l'autista fosse all'oscuro di tutto, possibile che la ditta che lo aveva alle dipendenze non ne sapesse nulla, possibile che i vari organi di controllo francesi non sapessero il rischio che correva chi veniva trasportato da Saraceno? Il cardiologo scioglierà tutti questi dubbi.

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