Il Tirreno

La ditta falliva ma otteneva soldi

Corrado Benzio
La Cassa di risparmio di Carrara e il giudice Laghezza
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La Cassa di risparmio di Carrara e il giudice Laghezza

Per tre alti funzionari della Cassa s'ipotizza il concorso in bancarotta

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CARRARA. Prosciolti dall'accusa di corruzione e minacce, ma col rischio di finire in un altro processo, ugualmente imbarazzante. E' una vicenda giudiziaria con protagonisti 3 funzionari della Cassa. E' un caso senza fine quella che vede di fronte Ferruccio Fambrini, 60enne impresario edile di Viareggio con lunghi anni di lavoro a Massa, e tre grossi nomi della Cassa di Risparmio di Carrara. Fambrini, lavori e appalti pubblici anche nel Tribunale di Massa, accusava tre dirigenti della Cassa di avere erogato fidi e mutui in cambio di tutta una serie di benefit, dai Rolex a penne Montblanc, fino ai lavori fatti in casa al figlio di uno dei tre indagati.  Alla fine Fambrini è fallito e la Procura di Massa ha aperto un'inchiesta su Mirco Bonamini, che della Cassa è il vicedirettore generale, Giovanni Fini e Fernando Mazzoni.  Le accuse di corruzione e minacce sono cadute. Già il pubblico ministero Federico Manotti aveva chiesto l'archiviazione al termine di una lunga indagine. E nonostante l'opposizione dei difensori del Fambrini, il gup, dottor Giuseppe Laghezza, questa archiviazione l'ha concessa. Ma Laghezza è andato oltre. Visto che Fambrini è sotto processo a Lucca (la sua ditta, la Amor srl, è iscritta alla Camera di Commercio di Lucca e ha sede legale a Viareggio), Laghezza ha ipotizzato che per i tre funzionari della Cassa si possa indagare per il reato di concorso in bancarotta fraudolenta. Un'ipotesi pesantissima, che infatti Laghezza ha solo ipotizzato, ma ha comunque ordinato di trasmettere tutta la documentazione al Tribunale di Lucca.  Per Ferruccio Fambrini, che nonostante i gravi guai di salute, non intende arrendersi, una vera e propria vittoria.  Ma perchè il Gup di Massa ha voluto rinviare gli atti a Lucca ipotizzato un reato pesantissimo per un alto funzionario di banca?  Lo scrive lo stesso Laghezza nella doppia sentenza (proscioglimento e invio della documentazione). La domanda che fa Laghezza è molto semplice: «Emergono elementi - scrive nella sentenza - i quali consentono di ritenere le condotte degli indagati di cui Fambrini si duole, astrattamente riconducibili al reato di bancarotta fraudolenta in concorso».  Lagheza aggiunge: «segnatamente, il particolare modus operandi dei funzionari della Cassa di risparmio di Carrara nell'accordare ingenti prelevamenti in contanti alla Amor srl, poi fallita, in un periodo in cui tale impresa era già fortemente indebitata, vedi la deposizione del curatore fallimentare Petroni Simona, rersa nell'udienza del 21maggio 2010».  Insomma la Cassa di risparmi continuava ad erogare contanti, tramite un fido, a questo imprenditore già fortmente nei guai dal punto di vista finanziario.  Un errore o qualche cosa d'altro? E' quello che Laghezza chiede di indagare alla Procura di Lucca.  Nel frattempo Fambrini sta cercando di curarsi e di evitare che le sue proprietà vadano all'asta.  Per la Cassa, un'occasione di riflessione sui rapporti fra clienti e funzionari. Del resto, sulla vicenda Fambrini, c'era stata anche un'ispezione nella sede centrale della Banca d'Italia, settore vigilanza. Una ispezione che si era, comunque, risolta positivamente per l'istituto bancario.

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