Il Tirreno

L’inchiesta. Avrebbe accettato di cambiare assegni sospetti, ma potrebbe averlo fatto in buona fede

Asl, indagato imprenditore fivizzanese

<strong>LA DIREZIONE.</strong> La sede amministrativa dell’azienda sanitaria in via Don Minzoni a Carrara
◗
LA DIREZIONE. La sede amministrativa dell’azienda sanitaria in via Don Minzoni a Carrara

Nel mirino della Procura il titolare di una ditta di escavazioni e movimentazione terra

2 MINUTI DI LETTURA





FIVIZZANO. Emerge un nuovo nome dall'inchiesta della Procura sull'Asl e, in particolare, sul giro di assegni sospetti. Nel mirino degli inquirenti ci sarebbe anche il titolare della ditta di escavazioni Fratelli Rossi, con sede a Fivizzano. Nei giorni scorsi, infatti, era trapelata la notizia di indagini su tre imprenditori, di cui due lunigianesi. Uno di quelli sarebbe appunto il titolare della ditta che si occupa di movimentazione terra.  Le verifiche degli inquirenti (l'inchiesta è nella mani del pubblico ministero Alberto Dello Iacono) e della Guardia di finanza si sarebbero focalizzate su chi ha incassato dalla banca numerosi assegni dell'azienda sanitaria. Assegni - lo ricordiamo - che venivano emessi senza mandato di pagamento e senza fatture per corrispondenti prestazioni. Un meccanismo per cui è nel mirino della Procura Ermanno Giannetti, ex direttore amministrativo dell'azienda sanitaria. In particolare all'imprenditore fivizzanese sarebbe stato chiesto di fare "da banca" cioè di accettare gli assegni e di versare la corrispondente cifra in contanti. E questo sarebbe accaduto soprattutto nei giorni di chiusura degli istituti di credito. L'imprenditore poi, nei giorni sucessivi, assegno alla mano, avrebbe chiesto alla sua banca di incassarlo.  Abbiamo provato a contattare la ditta Rossi, abbiamo parlato con il responsabile delle relazioni esterne che non ha confermato, nè ha rilasciato alcuna dichiarazione. Abbiamo anche preso contatto con Luca Pietrini, avvocato difensore dell'imprenditore, ma anche dal legale silenzio assoluto.  Del resto, le responsabilità del titolare - sempre che ve ne siano - restano tutte da chiarire. E soprattutto resta da accertare la consapevolezza. Se anche fosse confermato che la società ha cambiato assegni, non è detto che lo abbia fatto conoscendo la realtà dei fatti: soldi che, attraverso quei titoli, uscivano dalla casse dell'Asl per confluire in un tesoretto in Serbia.  Chi ha cambiato gli assegni avrebbe, infatti, potuto farlo in totale buona fede fidandosi della credibilità di chi glieli cedeva e rassicurato dal fatto che ad emetterli - almeno formalmente - fosse l'azienda sanitaria.  Situazioni simili anche per gli altri due imprenditori su cui si stanno concentrando gli inquirenti, anche loro si sarebbero ritrovati con parecchi assegni sospetti tra le mani. Tutto si gioca adesso sul piano - per dirla giuridicamente - dell'elemento soggettivi, vale a dire della consapevolezza. C.S.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web