Il Tirreno

Caro: anzichè spremerci il Comune di recuperi i soldi dalle imprese che non pagano

«Pretendiamo rispetto»

Il presidente di Assindustria Alessandro Caro
◗
Il presidente di Assindustria Alessandro Caro

Lo sfogo del presidente di Assindustria: visti come nemici

3 MINUTI DI LETTURA





 CARRARA. «L'Associazione industriali, in questi mesi di confronto con il Comune, ha cercato di tenere i toni bassi. Ora che l'Amministrazione ha deciso di interrompere le trattative al tavolo del marmo, riteniamo sia giunto il momento di fare chiarezza». A fare chiarezza ci prova il presidente di Assindustria Alessandro Caro. «È triste constatare che Carrara ha smarrito la sua vera identità - scrive Caro - il lavoro delle cave, un tempo vanto della nostra comunità, ora è percepito come un disvalore. Chi lavora al monte, producendo, occupazione e ricchezza per il territorio, è visto come un nemico che abusa di una risorsa. Si invoca come rimedio la riduzione della durata delle concessioni, senza considerare che così si incentiverebbero piani estrattivi aggressivi, di breve periodo e con minori investimenti. A definire le cave il "far west" o uno "scempio ambientale" sono, ahinoi, gruppi di carraresi!» «Gli operatori delle cave fanno fatica a lavorare in questo clima ostile, alimentato da polemiche pretestuose - continua Caro - L' "accordicchio", come lo ha bollato il nostro sindaco, è una proposta di aumentare le entrate del settore marmo di tre milioni di euro che si aggiungono ai tre milioni e mezzo già concessi con l'accordo del 2008».  «L'offerta delle imprese è una prova di sensibilità e di disponibilità nei confronti dell'Amministrazione perché fatta mentre è ancora vigente l'accordo siglato con l'Amministrazione Conti che, come è noto, scade a fine 2011! - precisa Caro - Gli imprenditori delle cave, spesso additati come predatori egoisti, sono venuti incontro alle richieste del Comune accettando, senza che vi fosse un obbligo in questo senso, incrementi di tasse per 6 milioni di euro l'anno; questi sono i fatti ed è bene che i cittadini lo sappiano».  «Gli accordi si devono rispettare ed applicare in modo corretto - prosegue - al tavolo del marmo le associazioni hanno fatto presente che le fasce sono state stravolte e che le classificazioni dei sassi non vengono controllate a dovere. In questo modo il Comune non incassa quanto previsto e chiede più soldi proprio dalle imprese che hanno sempre pagato tutto quanto è stato pattuito.A quanto ammontano i crediti del Comune verso le imprese inadempienti? Sono cifre ingenti! Perché, piuttosto che spremere di nuovo gli operatori corretti non si cerca di recuperare queste somme?»  «Le imprese e le associazioni hanno fatto il possibile per arrivare ad un accordo con l'Amministrazione Comunale chiedendo solo che fosse equo, sostenibile e duraturo - continua - nel 2004, con senso di responsabilità, hanno rinunciato a rimborsi di milioni di euro percepiti dal Comune in base a norme che sono state dichiarate illegittime. Che cosa hanno ricevuto in cambio? Offese, menzogne e nessuna considerazione. Come imprenditori che, nella piena osservanza delle norme vigenti, investono, rischiano, impegnano il proprio patrimonio e generano sviluppo ed occupazione, non vogliamo più stare a questo gioco». «Non chiediamo gratificazioni o riconoscimenti ma pretendiamo una cosa: il rispetto - tuona Caro - Rispetto per il nostro lavoro, per le nostre maestranze, le loro famiglie e la professionalità di tutti gli operatori del settore, come si conviene in ogni società civile».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa