Italia
Il Doria? Rimane un residence
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DORIA. A sinistra la rta su cui è già stata pronunciata la sentenza E chi non si mette in regola rischia la confisca da parte del Comune
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MASSA. Un ginepraio la vicenda rta: c'è la sentenza (penale) del giudice, ci sono quelle (amministrative) del Tar. Senza dimenticare i provvedimenti presi dal Comune e l'eventualità che entri in gioco anche la giustizia civile, con la richiesta del risarcimento danni da parte di chi pensava di aver acquistato case, ma si è ritrovato con quote di una società di gestione alberghiera. Una cosa è chiara e immediata: dove erano previste strutture ricettive, con tanto di hall e camere, sono stati realizzati condomini con miniappartamenti. Adesso però il primo processo sul caso Rta (quello per il Doria) arriva a sentenza, senza una condanna. Per il giudice non c'è lottizzazione abusiva perché il terreno in cui è sorto l'edificio era - così ha dimostrato la difesa - a destinazione residenziale. O meglio - prova a chiarire il vicesindaco Martina Nardi - il piano particolareggiato per Ronchi Poveromo (adottato, ma mai approvato) prevedeva la destinazione residenziale. Un'intenzione - diciamo così - del Comune che secondo Palazzo civico non si era ancora tradotta in atti. Ma che la difesa gioca come una carta a suo vantaggio: niente lottizzazione perché in quella zona le case erano previste. Il giudice ammette, quindi, solo l'abuso edilizio (seppur prescritto). Adesso - questa è la domanda "dell'uomo di strada" - cosa accadrà negli altri processi (per gli rta Argentina e Tropicana)? E soprattutto, dopo quella sentenza, cambia qualcosa per gli acquirenti del Doria? Potranno riaprire le porte degli appartamenti? Non proprio perché il giudice Antonella Dragotto non riconosce la lottizzazione (per cui è prevista la confisca), ma riconosce l'abuso: la concessione data era infatti ricettiva visto che il Doria, prima, era una casa per ferie. Il Comune, quindi, sentenza a parte, continua a muoversi su un piano amministrativo e a chiedere il ripristino dell'attività alberghiera. Lo spiega anche l'avvocato Sarteschi, legale di una delle parti civili: «Molti acquirenti hanno già presentato istanza al Comune per riattivare la rta, la loro finalità è quella di contenere il più possibile il danno, ma per ottenere l'autorizzazione da parte del Comune è necessario che tutti i proprietari diano il loro consenso». Anche perché chi non lo dà - e lo ribadisce anche Martina Nardi - rischia la confisca che se evitata in sede penale, in forma di acquisizione forzosa può ripresentarsi per decisione di Palazzo civico. Agli acquirenti potrebbe convenire il ritorno alla rta, visto che, trascorsi dieci anni dall'attivazione, potrebbero richiedere il cambio di destinazione (da ricettivo a residenziale). Rimangano alcuni nodi irrisolti: la possibilità, per esempio, che alcuni proprietari, in sede civile, chiedano il risarcimento per il danno. C'è anche da capire se una sentenza penale simile a quella del Doria possa arrivare in altri processi. È vero però che anche in quei casi dovrebbe essere dimostrata la destinazione residenziale dei terreni. Non solo, rimane un altro nodo: quei miniappartamenti, che avrebbero dovuto essere "camere d'albergo" hanno ottenuto l'abitabilità (ora revocata). Come è accaduto? La realtà - ad ora - è che gli acquirenti nell'edificio non possono entrare e hanno l'obbligo di riattivare la struttura alberghiera. (C.S.)
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