Attenzione
Choc Nca: annunciati 55 esuberi
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Uno scorcio di Nca e, a sinistra, Luigi Mor Già chiesta la procedura di mobilità per 15 impiegati e 40 operai
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CARRARA. Anche se prevista, è pur sempre una mazzata per il tessuto occupazionale cittadino: l'amministratore delegato di Nca, Luigi Mor, ha annunciato ai sindacati l'apertura di una procedura per 55 dipendenti, una quindicina di impiegati e il resto operai. La procedura vera e propria sarà aperta martedì prossimo nella sede di Assindustria. Certo, l'ipotesi di ridimensionamento del personale era esplicita nel protocollo d'intesa, ma è lo stesso un duro colpo. L'amministratore delegato dei Nuovi Cantieri Apuania, Luigi Mor, così puntualizza quello che sta accadendo a Nca: «Nei giorni scorsi - spiega - abbiamo fatto l'incontro per avviare la cassa integrazione straordinaria. Il fatto è che stiamo ormai esaurendo l'anno di cassa integrazione ordinaria, che è stato di quattro tranche di 13 settimane, e ora abbiamo dovuto fare un accordo di fronte all'assessore provinciale Parrini, per una nuova forma di cassa integrazione, appunto straordinaria per stato di crisi, sempre della durata di 12 mesi, a partire da lunedì 30 maggio. Come personale interessato, abbiamo dichiarato il numero massimo di 160 lavoratori, ma senz'altro un simile picco non lo raggiungeremo come non lo abbiamo raggiunto neppure durante il periodo di fermo. Ormai da qualche mese - aggiunge - stiamo lavorando sul progetto della nave per le Ferrovie, fino alla firma non avevamo acquistato neppure un bullone pur essendoci già preparati al meglio, e dal 27 aprile siamo partiti con gli approvvigionamenti. Contiamo dalla seconda metà di giugno, massimo primi di luglio di iniziare a far rientare delle persone al lavoro, e poi da settembre entreranno anche gli operai in officina». E per quanto riguarda la mobilità? «Parallelamente - esplicita Mor - stiamo iniziando la procedura di mobilità a fronte degli esuberi: indicativamente, su un totale ad oggi di 182 dipendenti diretti, noi riteniamo che ci siano 55 esuberi, di cui una quindicina di impiegati e il resto operai. Ne parleremo in modo più approfondito martedì prossimo, all'Associazione industriali, dove inizierà la procedura vera e propria». Sui numeri si potrà trattare? «Sui numeri no - afferma Mor - perché comunque, facendo valutazioni sui nostri competitor, su esempi analoghi di realtà simili, siamo anche restati abbastanza al di sopra degli standard. La realtà è questa: bisogna sempre ricordarci da dove partiamo. Fino a pochi mesi fa il cantiere era di fatto in liquidazioni, poi è arrivata una commessa che ha però come corollario un protocollo di intesa e un verbale di accetazione, che parlano di un nuovo assetto industriale e di un nuovo proprietario. Sarà poi questo nuovo proprietario a fare il piano industriale vero e proprio, ma sui numeri della mobilità e sull'obiettivo di ridurre il personale non è possibile. Quello che possiamo fare e che cercheremo di fare, sarà di aiutare il più possibile il nostro personale che andrà in mobilità». Sarà mobilità volontaria? «Io ho parlato di mobilità», specifica Mor, «Posso solo ripetere che saremo il più sensibili possibile nei confronti delle esigenze dei lavoratori». E per la seconda nave delle Ferrovie, che segnali ci sono? «Certamente - osserva Mor - l'intervento del ministro Matteoli è stato positivo, ma ora occorre che qualcuno metta nero su bianco i soldi nella tabella giusta. Guardi - conclude - i prossimi saranno diciotto mesi importantissimi, speriamo 24 se arriva l'altra nave. Un'opportunità molto bella, ma sarebbe un errore gravissimo non riuscire a concretizzare i passaggi del protocollo in questo periodo. Perché poi fra un anno e mezzo, o due al massimo, la prospettiva sarebbe la stessa di partenza». Ovvero, la liquidazione. Perché il settore è ancora in crisi.
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