Italia
Residence diventati case. Ma lo stabile rimane alberghiero e il Comune impone di mettersi in regola
Processo Doria, nessuna condanna
Chiara Sillicani
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I PROTAGONISTI. Accanto lRta Doria A sinistra Riccardo Balatri e a destra il pm Dello Iacono Per il giudice non c'è lottizzazione: scongiurato il rischio della confisca
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MASSA. Una vicenda che ha fatto tanto rumore quella delle rta trasformate in appartamenti. Ancora più rumore la vicenda che ha visto protagonista la residenza turistica Doria (tra gli acquirenti anche Valdo Spini) e che, finita nelle aule di tribunale, si chiude senza una condanna. Il giudice Antonella Dragotto, infatti, non ha accettato la richiesta di condanna avanzata per Fabrizio Covini dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono. E soprattutto Covini, rappresentante della società che ristrutturò l'immobile, porta a casa anche un altro risultato importante: il dissequestro degli appartamenti ancora di sua proprietà. E - questo forse l'aspetto giudiziario più rilevante - è scongiurato il rischio di confisca. Il giudice ha derubricato la lottizzazione in una più lieve modifica della destinazione d'uso (art 44 del testo unico dell'edilizia) per cui la confisca non è prevista. La decisione del giudice. Nell'ultima udienza si era notevolmente alleggerita la posizione di Massimo Fialdini, per un periodo amministratore del residence, e con Covini, imputato nel processo. Lo stesso Pm ne aveva chiesto l'assoluzione da entrambe le accuse (lottizzazione abusiva e truffa). Richiesta accolta in toto, ieri pomeriggio, dal giudice, con grande soddisfazione di Alberto Rimmaudo, avvocato difensore di Fialdini. Per Fabrizio Covini il pm aveva chiesto, invece, la condanna ad un anno per la lottizzazione (trasformazione di "camere d'albergo" in mini appartamenti") e la truffa (per non aver informato gli acquirenti che stavano comprando quote di una società e non case). Dei 25 casi di truffa ipotizzati dall'accusa, 23 erano ormai prescritti, la condanna chiesta dal pubblico ministero riguardava, quindi, soltanto due casi. Ma l'avvocato Riccardo Balatri, difensore di Covini, è riuscito a smontare l'ipotesi dell'accusa anche per quei due episodi di compravendita. Ha dimostrato, innanzitutto, che non esisteva - come sostenuto da Dello Iacono - l'aggravante del danno grave (che ha permesso di procedere d'ufficio visto che nessuno degli acquirenti ha sporto denuncia). E proprio l'assenza di denunce - ha ribadito il legale in aula - ne sarebbe la prova. Chi ha comprato - questa la tesi della difesa - sapeva cosa stava facendo e a sostegno l'avvocato Balatri ha citato il verbale della deposizione di Valdo Spini. L'avvocato, affiancato dal collega Giovanbattista Bertocchi, ha sostenuto in aula che non esistessero neanche i presupposti per parlare di lottizzazione: «Non c'è contrasto con il piano regolatore generale». E il giudice gli ha dato ragione: derubricata la lottizzazione in modifica della destinazione d'uso (comunque prescritta). Assoluzione per una delle ipotesi di truffa e prescrizione per l'altra. E soprattutto dissequestro. E secondo l'avvocato Balatri non esistono neppure le condizioni per un ricorso delle parti offese in sede civile: «Il processo - ha commentato - ha accertato la verità ed evidenziato anche le responsabilità del Comune nell'intera vicenda». Ora la sentenza del Doria potrebbe rappresentare un precedente per gli altri processi sulle Rta. Rimane, però, da capire se questa sentenza possa indurre il Comune ad un cambio di direzione. Il Doria sorge, infatti, in area residenziale - lo ha dimostrato la difesa - ma la concessione rilasciata è alberghiera perché lì sorgeva una casa per ferie. Non c'è lottizzazione dunque, ma cambio di destinazione d'uso. Accanto al profilo penale (quello discusso nelle aule di tribunale) c'è quello amministrativo. Il Comune, infatti, ha emanato un provvedimento in cui impone il ritorno ad Rta: tutti gli acquirenti (tranne tre) hanno accettato. Il rischio per chi non si adegua è la confisca. Ora si tratta di capire se quell'atto sia possibile anche in presenza di una sentenza che non riconosce la lottizzazione. E qui entra in gioco la giurisprudenza. Per l'avvocato Rimmaudo, infatti, «la delibera potrebbe essere rivista alla luce della decisione assunta in sede penale. Anche se - sottolinea - per approfondire meglio è necessario attendere le motivazioni». Di altro parere Riccardo Balatri secondo cui la sentenza penale e il provvedimento amministrativo muovono su due piano diversi. Una cosa è certa: non c'è stata lottizzazione, ma cambio di destinazione sì (seppur prescritto). Il Doria rimane, quindi, una rta.
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