Il Tirreno

Proteste in una ditta di marmi che assicura: stiamo fronteggiando il problema

Operai in sciopero

C.C.
Gli operai in sciopero 3º da destra: Roberto Venturini della Fillea
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Gli operai in sciopero 3º da destra: Roberto Venturini della Fillea

«Ritardi sugli stipendi», mobilitata la Fillea Cgil

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 CARRARA. Gli operai della ditta "Ronco Marmi" di via del Bravo, una segheria di marmi bianchi di Nazzano, sono entrati in sciopero da ieri, affiancati dal segretario della Fillea Cgil, Roberto Venturini, che spiega: «Stipendi in ritardo da un giorno e deve essere pagata parte della quattordicesima. Ma c'è anche una situazione pregressa».  I lavoratori parlano di un problema di paghe "spezzettate" che dura da qualche tempo.  L'amministrazione della ditta sostiene che ci sono state difficoltà, nel contesto della crisi del settore lapideo, ma che sta operando per superarle.  Sta di fatto che ieri gli operai (l'organico ne conta 8 più un paio di impiegati) hanno deciso di scendere in sciopero, e si sono messi fuori dallo stabilimento: «Continueremo la protesta finché non ci pagano anche il pregresso». Che secondo il sindacalista Venturini include «complessivamente arretrati accumulati in più mesi, di somme in parte non pagate, relative a stipendi, quattordicesime, e qualche straordinario».  La ditta, ha comunque fatto fronte, come hanno spiegato in amministrazione, «alla difficoltà generale», che si sarebbe tradotta in uno «slittamento dei pagamenti degli stipendi», e nello sforzo di rimetterli in pari. Nel settore lapideo non è la prima situazione di questo genere che si è venuta a verificare negli ultimi anni.  Ma gli operai che vivono sulla loro pelle l'attesa delle buste paga, ieri hanno deciso di scendere in sciopero, perché vorrebbero maggiori garanzie.  «Il nostro stipendio va mediamente da 1.300 a 1.500 euro mensili. Se non lo prendiamo tutto, o se ritarda, diventa difficile mantenere le nostre famiglie. In passato - dicono - abbiamo chiesto prestiti alle Poste o alle banche per mandare avanti le famiglie e continuare a lavorare. Abbiamo scioperato anche lo scorso novembre, la situazione era migliorata, però ora c'è di nuovo il problema». Ma non c'è cassa integrazione come invece è scattata in altre realtà del territorio.  Il segretario della Fillea sostiene che «ora il lavoro c'è. Sono anche state fatte due assunzioni un paio di mesi fa, per coprire i turni» e ritiene che quindi l'azienda dovrebbe poter superare il momento di difficoltà. «Ma per gli operai, l'interrogativo sugli stipendi è diventato uno stress».

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