Finanza
Pagato il prezzo della divisione
Cinzia Carpita
Ribolla: voti dispersi. Petriccioli: tutta colpa dell'ex giunta Gussoni
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PONTREMOLI. Il centro sinistra paga la divisione interna. Ma la forbice che lo divide dal centrodestra, non si sarebbe chiusa neppure se fosse stato compatto con un'unica lista elettorale. Trenta a cinquantadue: un risultato che parla da solo, quello di Roberto Ribolla (Pd), candidato a sindaco della lista "Amo Pontremoli" che non ce l'ha fatta contro Lucia Baracchini e la famiglia Ferri. Terzo si è piazzato Enrico Petriccioli con la lista "Cittadini per Pontremoli", che rappresenta l'altra anima della sinistra, il defenestrato dal Pd per avere preso le distanze dalla giunta Gussoni naufragata prima della fine della legislatura. Parliamo di liste civiche, ma con connotazioni fortemente politiche. A metà sezioni scrutinate (11 su 22) il trend era già segnato con un vantaggio evidente della Baracchini, e nelle sedi dei comitati elettorali degli sfidanti, alle ore 16 si respirava già aria di sconfitta, anche se i risultati dei seggi più corposi - quelli in centro città - sono arrivati per ultimi. Allargando ulteriormente la forbice. Non è bastato, a consolare gli sconfitti, l'osservazione che "gli altri" - il fronte del centrodestra - hanno preso complessivamente meno voti del 2007 (allora Ferri più Cocchi arrivarono a 3mila voti). Nei due comitati di centrosinistra, Ribolla e Petriccioli scrivevano direttamente i numeri sulle tabelle, circondati dai rispettivi entourage politici. «Sembra che abbia vinto la Baracchini» commentava Ribolla, quando un quarto dei votanti appena scrutinato aveva dato il 49% alla lista "Cara Puntremal". Mentre lui era al 30%, Petriccioli al 19% e Squeri al 4%. Il tema della "divisione" è stato il leit-motiv della giornata, nel confronto con le elezioni amministrative del 2007 quando la lista di Enrico Ferri prese il 34% e quella di Pietro Camillo Cocchi il 19. Il centrodestra se fosse stato compatto avrebbe superato il 54 per cento. Ma vinse con il 40,51 Franco Gussoni, e Rifondazione comunista prese il 4,69%. Se anche fosse stato unito tutto il centrosinistra non sarebbe bastato a superare il blocco di centrodestra. Ma la pausa Gussoniana è stata di breve durata. La nuova giunta di Pontremoli cambia bandiera. Roberto Ribolla commenta: «Sicuramente c'è stata una dispersione di voti, e sarebbe stato difficile vincere anche assieme a Petriccioli. La lista ferriana ha tenuto, mentre la divisione a sinistra ha pagato il prezzo che si temeva. Per vincere, avrei dovuto fare un grande exploit, che non c'è stato. E penso che i "rifondatori" non siano andati a votare». Il Prc infatti aveva preso le distanze da entrambe le liste. Così il centrosinistra paga probabilmente anche una quota di "astensionismo", sebbene 200 voti in più non avrebbero spostato il risultato finale. Enrico Petriccioli non si pente per nulla di avere fatto la propria corsa, fermatasi al 14%. «Me lo aspettavo. Il problema sta a monte: oggi si capisce che una parte del centrosinistra di Pontremoli ha votato Ribolla, ma senza dare preferenze; ciò dimostra la critica alla vecchia classe dirigente che era impresentabile». Era meglio correre con un'unica lista? «Sì, ma non alle condizioni - dice Petriccioli - che hanno determinato la sconfitta della precedente amministrazione. Il concetto di lista di disturbo è sbagliato. In quanto al "voto utile", beh, poteva essere dato a noi come a Ribolla. Il fatto è che assieme, visto il risultato delle urne, non avremmo fatto il 51 per cento. E la colpa è della precedente amministrazione». E ora? «Noi andiamo avanti per chi non vuole stare nella logica della saga familiare o dei partiti. La parentesi gussoniana ci ha portato a questa situazione». Tirando le somme, il centrosinistra dal 2007 a oggi ha mantenuto complessivamente il suo 44-45%, ma non è bastato per vincere.
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