Sicurezza
«Con il buco dell'Asl non c'entro»
Gabriele Dini
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Delvino in tribunale a MassaDelvino parla davanti al giudice del Lavoro: «Rivoglio il mio posto»
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MASSA. «Mi sono dimesso per le pressioni ricevute, è giusto che sia reintegrato. Con gli ammanchi dell'Asl io non c'entro». L'ex-direttore dell'Asl Delvino è tornato ieri in Tribunale a Massa. Stavolta per raccontaare la sua versione dei fatti davanti al giudice del Lavoro Augusto Lama. Mentre le vicende giudiziarie legate allo scandalo del buco Asl vanno avanti su un altro binario (notizia recente l'iscrizione di tre persone al registro degli indagati per aver ricevuto assegni "sospetti"), davanti al tribunale del lavoro si combatte un'altra battaglia. Ad appellarsi al Tribunale in questo caso è stato lo stesso Delvino, per chiedere di avere restituito il suo posto di direttore generale dell'Asl perso dopo le dimissioni dell'11 ottobre scorso. Delvino ha anche chiesto un risarcimento da centinaia di migliaia di euro per i danni subiti. Ieri un Delvino combattivo (ma che fuori dall'aula si è detto «stremato» per ciò che è accaduto negli ultimi mesi), ha risposto per la prima volta alle domande del giudice Lama, ribadendo la sua posizione. «Ho dato le dimissioni perché messo sotto pressione - ha detto Delvino - mi è stato detto che se non lo avessi fatto mi avrebbero rimosso per gravi motivi». Affiancato dagli avvocati Roberto Valettini e Maurizio Barbieri, Delvino ha parlato di «pressioni psicologiche» che lo hanno portato a dimettersi. La rimozione per gravi motivi, spiega l'avvocato roberto valettini «tocca l'onorabilità e la professionalità di una persona», per questo Delvino ha preferito dimettersi. Il giudice Lama ha anche posto alcune domande sul buco da 60 milioni da cui sarebbe scaturita tutta la vicenda Asl. Delvino ha ribadito ciò che ha avuto già occasione di dire in altre occasioni e anche davanti alla commissione regionale Sanità, cioè che quella "posta" (eredità delle precedenti gestioni) era già presente nel bilancio 2008 e che la Regione e i revisori dei conti ne erano perfettamente a conoscenza. «Come direttore generale - ha detto Delvino - io non avevo competenze sui bilanci. Dei numeri si occupavano il direttore amministrativo Ermanno Giannetti e la dottoressa Vernazza». Delvino ha ribadito che anche la Regione fosse a conoscenza di quei 60 milioni di supposto credito ereditati dalle precedenti gestioni. «Quando da Firenze è arrivata la richiesta di pezze giustificative io ho collaborato - spiega Delvino - ma la direzione amministrativa non è riuscita a produrle». Nella prossima udienza il giudice del lavoro sentirà anche l'ex commissario e ora direttore generale dell'Asl Teresa De Lauretis. Intanto è notizia di questi giorni l'iscrizione di tre imprenditori nel registro degli indagati per la vicenda del buco Asl. Finora avvisi di garanzia erano stati inviati a Giannetti e allo stesso Delvino. Ma per quest'ultimo l'accusa è soltanto di "false comunicazioni sociali". «Il mio assistito - spiega ancora Valettini - non è mai stato accusato di reati di peculato, corruzione o falso in bilancio».
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