Il Tirreno

Emergenza rifiuti. Parla il presidente Ugo Bosetti, che difende l’azienda e dice: possiamo farcela

Se la Provincia rema contro il Cermec

Claudio Figaia
Ugo Bosetti, presidente Cermec Sopra: l’impianto di via Gotara
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Ugo Bosetti, presidente Cermec Sopra: l’impianto di via Gotara

«Da Palazzo ducale diffide, poco ascolto e troppa rigidità»

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 MASSA. «Cermec? Può farcela. A patto che i soci ricapitalizzino, a condizione che tutti i soggetti politico amministrativi del territorio ne sostengano il rilancio».  Ugo Bosetti, presidente di Cermec, l'azienda che trasforma i rifiuti in risorse, successore di Luciano Bertoneri (quest'ultimo oggi indagato dalla magistratura per presunti illeciti legati proprio alla gestione di Cermec e ErreErre) lascia per un momento il "low profile" adottato in questa vicenda e dice la sua. Difendendo l'azienda e i lavoratori - «in questi giorni c'era stato un guasto a un macchinario, hanno lavorato anche di notte per ripararlo, qui c'è gente che lavora sodo e si sacrifica» - e svelando scenari finora rimasti oscuri. Come quello dell'«affare» con la Hera di Modena.  È vero che Cermec, stava mettendo a punto un accordo con il termovalorizzatore di Hera che che avrebbe potuto evitare l'emergenza?  «Avevamo stabilito contatti con Hera e avevamo anche fatto alcune spedizioni di prova a Modena, autorizzate dalla Provincia. Poi, la stessa Provincia ci ha diffidati e ci ha imposto di interrompere ogni rapporto con Hera...».  L'emergenza, comunque, c'è stata...  Bosetti, a questo punto, mostra una serie di lettere inviate alle Provincie di Pisa e Massa Carrara: «Vede, la prima missiva è datata 29 aprile: informiamo le Province l'urgenza di attuare l'accordo siglato dall'Ato per poter inviare a Peccioli ulteriori 13.500 tonnellate di rifiuti fino a fine settembre. Seguono solleciti datati primi di maggio. Tutti inascoltati. Se la Provincia fosse intervenuta prima, invece di concordare la proroga solo il 5 sera, quando le fosse erano piene e lo sciopero (e il week end) alle porte, lo spettacolo dei cassonetti stracolmi si sarebbe potuto evitare».  Veramente, la Provincia dice che si sarebbe potuta evitare inviando i rifiuti a Livorno... Perchè non avete utilizzato altri impianti?  «Intanto, perchè il termovalorizzatore Aamps di Livorno è in questo periodo fermo. Restava la Rea di Rosignano, con cui attualmente non abbiamo rapporti commerciali. E non pensavamo che ci sarebbero stati problemi con la dicarica Belvedere, con cui pure abbiamo un debito di 8 milioni di euro, ma che non ci ha mai chiuso le porte».  E, allora, chi ha fermato i conferimenti a Peccioli?  «Una decisione della Provincia di Pisa anch'essa creditrice nei nostri confronti. Cermec aveva concordato un piano di rientro, ma aveva saltato il pagamento di 4 rate da 20mila euro ciascuna. Così, la Provincia, finiti i quantitativi autorizzati, ha fermato i conferimenti».  Presidente, lei è alla guida di un'azienda sull'orlo del baratro...  «C'è un'inchiesta della magistratura su cui, per ragioni proprio legate all'inchiesta non parlo. Poi, c'è la politica della gestione dei rifiuti, che non decidiamo noi ma amministrazioni e politica. Infine, c'è Cermec, un'azienda complessa, che non è, come qualcuno pensa, solo un frullino per triturare la spazzatura e mandarla in discarica, ma qualcosa di molto più complicato. Ebbene, Cermec è una struttura tecnicamente e managerialmente in grado di svolgere appieno il suo compito».  L'emergenza dei giorni scorsi sembra dire il contrario.  «Ripeto: l'emergenza non è una conseguenza dell'inefficienza dell'azienda, ma dell'impossibilità, temporanea, di portare i rifiuti alle discariche, senza contare gli effetti del giorno di sciopero».  Ma c'è anche un problema di sotto-utilizzo dell'impianto Cermec.  «Vero: la nostra struttura doveva trattare i rifiuti dell'intera provincia. Oggi trasforma solo quelli di Massa, Carrara e Montignoso, mentre quelli della Lunigiana vanno alla ditta Costa. Sarebbe come togliere a un'azienda il 25% del suo fatturato: i conti di questa azienda tornerebbero lo stesso?»  Ma chi ha deciso di affidarsi alla ditta Costa?  «Non lo chieda a me, è una decisione della politica. Registro solo che quando fu firmato quell'accordo, vicepresidente di Cermec era della Lunigiana, espresso dalla Provincia (Adorni Fontana)».  La Provincia, insomma, rema contro Cermec...  «Diciamo che esiste una rigidità di rapporti, ci si rappresenta come un'azienda da controllare. Noi siamo pronti a ogni collaborazione, ma non prendiamo lezioni».  Intanto, sempre la Provincia, vi chiede un piano industriale. Lo preparerete?  «Ci stiamo lavorando, anche se dobbiamo farlo prevedendo due scenari: uno considerando i rifiuti che dovrebbero arrivare dalla Lunigiana e Spezia; l'altro senza questi quantitativi. Non è facile pianificare con queste incertezze. E poi...»  Poi?  «Poi mi chiedo e chiedo alla Provincia perchè non è stato chiesto un piano industriale quando si investivano 25 milioni su ErreErre. E perchè non si chiedevano piani industriali quando Cermec perdeva milioni di euro?»

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