Sicurezza
Già nel 2005 l'allarme degli ingegneri comunali
Procuranti: nessun seguito, la risposta: non furono trovati i finanziamenti per fare i controlli
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CARRARA. Gli interventi del pubblico fanno salire la tensione. Gianfranco Iacopini sostiene che da anni che chiede di essere ricevuto in Comune e che da anni dice che ci sarebbero stati i crolli. Matteo procuranti insiste: «Non ci si può fidare della Caprice e dei suoi tecnici». Raffaella Ruberti: «Chi paga?»; Claudia Bienaimé: «Il problema è il sovrappeso, il cappello di cemento», e su questo concorda l'architetto Contarini. Leonardo Lucetti: «Basta con questi tecnici comunali, sospendiamoli e commissariamo il Comune». L'assessore Andrea Vannucci contesta lo striscione appeso in galleria "Crolli, sgomberi, alla giunta i nostri complimenti violenti". «Non parlo se non tolgono lo striscione», ma poi ha aggiunto: «Alcuni controlli non potevano essere fatti, perché su alcune parti, come i sottotetti, non è stata chiesta l'abitabilità». E il sindaco Angelo Zubbani, in difesa dei suoi tecnici: «Nessuno chiede amnistie o colpi di spugna. Ci sono procedimenti in corso, però i nostri tecnici meritano fiducia fino a prova contraria». Matteo Procuranti rilancia: «Almeno, diamo l'ostracismo ai tecnici della Caprice». E il sindaco ribatte: «Alla Caprice chiediamo di restituire un teatro funzionante e sicuro, stiamo valutando come fare a far rispettare tutte le prescrizioni e le ordinanze, perché il vaso è davvero colmo». IL GIALLO DELLA SEGNALAZIONE DEL 2005. Procuranti ha poi citato, dalla relazione dei tecnici della Procura, una segnalazione interna degli ingegneri comunali Marchetti e Fini, del 2005, in cui sollecitavano l'amministrazione a fare controlli statici. Senza seguito. «Da quanto ricordo, ma farò verifiche - ha detto il sindaco - non fu reperito il finanziamento necessario, e la cosa non ebbe seguito». Il clima è surriscaldato, Procuranti ripende la parola: «Il problema è che il Comune non ha fatto le verifiche, e nessuno ha chiesto alla Caprice i documenti per il Genio civile. E alla fine, loro stessi si sono demoliti il loro giocattolo».
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