Proteste
BALNEARI CONTRO TREMONTI
Concessioni, regna l'incertezza
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MASSA. Il nuovo cambiamento di programma di Tremonti non piace ai balneari apuani. La riduzione della durata dei diritti di superficie a 20 anni e soprattutto il quasi sicuro ritorno delle aste nel 2016 sono difficili da digerire. Ma più di tutto preoccupa l'incertezza. E qualcuno ricorda anche che, ad aggravare la situazione in territorio apuano, c'è anche la bocciatura del piano strutturale di Massa. «Si continua a vivere nell'incertezza più assoluta - esordisce il presidente di Riviera Apuana Roberto Aliboni - preferiremmo una verità amara che ci faccia sapere cosa ci aspetta che lavorare in questo infinito tira e molla». Il decreto promulgato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano prevede ancora la possibilità di assegnare il diritto di superficie ai privati (i balneari). Ma la durata della concessione scende da 90 a 20 anni. Nel decreto è prevista la possibilità di usufruire di un permesso di edificabilità sulle aree non soggette a vincolo. I manufatti esistenti potranno essere distrutti e ricostruiti permettendo di migliorare servizi ai clienti e strutture. E fin qui gli imprenditori non avrebbero molto di cui lamentarsi (anche se alcuni aspetti, secondo Aliboni, sono ancora piuttosto «nebulosi»). A spaventarli è la non gradita rentrée delle aste per le concessioni che sembravano essere momentaneamente sparite dall'orizzonte. Dal primo gennaio 2016 le Regioni, assieme a Comuni e Agenzia del demanio, potranno riassegnare il diritto di superficie seguendo «principi comunitari di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento». Questa formula vaga non piace ai balneari. L'incertezza portata da eventuali aste renderà problematico investire (e quindi usufruire delle norme vantaggiose previste nel decreto). «Non solo - aggiunge ancora Aliboni - ci viene chiesto di competere per poter mantenere le nostre concessioni. Ma in questa incertezza è difficile poter avere fondi per investire. E anche la promessa dei distretti turistici (aree a burocrazia zero dove sarà più facile investire) resta nel vago». A pesare ulteriormente sulla situazione in terra apuana c'è la mancanza di un piano per le spiagge, legato al piano strutturale stoppato da Provincia e Regione. «Chi volesse migliorare il proprio stabilimento - chiosa Aliboni - dovrebbe basarsi su norme vecchie più di 30 anni e non più adeguate».
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