Sicurezza
Asl, nuovi avvisi di garanzia
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SCANDALO SANITA. Nella foto lospedale cittadino Nel mirino 3 imprenditori intestatari di assegni sospetti
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MASSA. Parecchi si sono ritrovati tra le mani assegni dell'Asl, emessi senza mandato di pagamento o senza una fattura che li giustificasse. E se qualcuno davvero era all'oscuro di tutto e neppure sospettava si trattasse di uno stratagemma per far uscire soldi dalla casse dell'azienda, qualcun altro, invece, era ben informato. Almeno secondo la Procura: tra gli intestatari degli assegni, infatti, tre, in particolare, sarebbero nel mirino degli inquirenti e nei giorni scorsi avrebbero ricevuto avvisi di garanzia. Tre nuovi indagati, quindi, nella complessa indagine sulla voragine da 200 milioni nelle casse dell'azienda sanitaria. Sarebbero 400 gli assegni "sospetti" emessi dal 2000 ad oggi per un totale di 6 milioni di euro di cui 1 milione e 400mila nel solo biennio 2005-2006. Tutti assegni circolari, tutti intestati a persone fisiche. Mai una società, mai un'azienda. Anche se - particolare che non è sfuggito agli inquirenti - tra gli intestatari c'erano persone che un'azienda ce l'avevano eccome. Chi pagava, però, sul titolo di credito non scriveva mai il nome della società che prestava (o avrebbe dovuto prestare servizi) all'Asl, ma quello del suo titolare. La Procura, la Guardia di Finanza e i consulenti si sarebbero quindi messi al lavoro cercando di ricollegare i singoli intestatari di assegni a società. Pare, infatti, che le verifiche della Procura si siano concentrate su un centinaio di persone, tra cui anche uomini politici: gli inquirenti avrebbero puntato gli occhi anche su regali di valore. Si tratterebbe chiaramente di accertamenti, non sono certo state formulate ipotesi di reato per centinaia di persone. L'attenzione si sarebbe focalizzata appunto su tre imprenditori locali. Due di questi sarebbero lunigianesi, il terzo, invece, risiederebbe nella zona di costa (Massa o Carrara). Secondo la Procura - a differenza di molti intestatari (una cinquantina in totale) quei tre uomini d'impresa conoscevano il "meccanismo degli assegni", meccanismo con cui il denaro fuoriusciva dalla casse dell'azienda per confluire in un tesoretto custodito in banche serbe e per cui è nel mirino della Procura Ermanno Giannetti (ex direttore amministrativo). Adesso si tratta di capire quale fosse esattamente il ruolo dei tre indagati per chiarire se avessero effettivamente venduto beni o svolto servizi per cui avrebbero potuto aspettarsi un pagamento dall'azienda (avvenuto poi in maniera - diciamo così - non convenzionale) o se fossero, invece, loro stessi parte del gioco. Insomma, se fossero in qualche modo complici. Gli imprenditori avrebbero saputo di essere oggetto di indagini nei giorni scorsi (quando dalla Procura sarebbero partiti gli avvisi di garanzia) e si sarebbero già rivolti agli avvocati. La Procura, durante una conferenza stampa, nei mesi scorsi ha confermato soltanto due indagati: l'ex direttore generale Antonio Delvino e l'ex direttore amministrativo Ermanno Giannetti. Adesso nel registro si sarebbero aggiunte tre iscrizioni.
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