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Limprenditore prende tempo per lappello
Il patron Fosco Barsanti: «In questa vicenda ha perso l'intero mondo del lavoro»
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MASSA. Fosco Barsanti, patron dell'azienda (leader nella produzione di macchine per la lavorazione della pietra) ha seguito in aula le fasi conclusive del processo a fianco del suo legale, l'avvocato Giulio Guarnieri del foro di Lucca e di alcuni suoi stretti collaboratori. Ha accolto la sentenza del giudice Erminia Agostini senza alcuna emozione e, senza clamore, decide di non commentarla. «Rispetto le leggi, in questo momento non ho niente da dire se non che siamo di fronte a una sconfitta di tutto il mondo del lavoro, perchè in vicende come queste la ragione non è mai tutta da una parte o dall'altra...». Ricorso in appello? «Vedremo, attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza, poi esamineremo il da farsi», dice ancora Barsanti. L'azienda aveva comunque difeso a spada tratta le sue decisioni. A cominciare dal discusso «spionaggio». «Pienamente legittimo che un'azienda si cauteli con controlli come quelli che abbiamo condotto in questo caso», aveva detto lo stesso Fosco Barsanti «Una telefonata anonima - spiegava - ci informava che questo nostro dipendente, assente per malattia, usciva di casa e circolava liberamente. Abbiamo così avuto un sospetto, legittimo, e per questo gli abbiamo inviato una lettera di contestazione. Lui ci ha risposto chiedendo un incontro con sindacati e azienda per spiegare la situazione. Abbiamo fissato l'incontro ma nessuno si è presentato. Poi, il dipendente ci ha mandato altri certificati medici e poi un terzo. Tutti andavano da lunedì al venerdì. Sabato e domenica guariva e il lunedì si riammalava...». Poi, il ricorso a un'agenzia investigativa che, nel giro di poco consegna un dettagliato rapporto in cui si elencano 10 episodi diversi in cui l'operaio è stato visto fuori casa a fare la spesa o a organizzare le nozze della figlia. «Era nostro diritto fare questi accertamenti - ribadisce Barsanti - nessuna violazione della privacy».
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