Proteste
Il giudice ordina il reintegro delloperaio assente per malattia, spiato dallazienda e trovato fuori casa
Barsanti, licenziamento illegittimo
Claudio Figaia
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Barsanti Macchine, azienda leader nel settore macchine per il marmo Il tribunale: non c'era "giusta causa". La Fiom: ristabilita la verità
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MASSA. Era in malattia, da giorni, ma era stato visto uscire di casa, andare a fare compere, accompagnare la figlia che stava preparando le nozze. L'azienda gli inviò una lettera di richiamo, poi lo licenziò. Ma adesso il giudice del lavoro sentenzia: licenziamento illegittimo, quel lavoratore deve essere re-integrato. La svolta nella vicenda - che lo scorso anno aveva scatenato polemiche a non finire, uno sciopero, una frattura tra i sindacati, una impressionante quantità di carte bollate -, è arrivata ieri pomeriggio, Un caso che ha superato i confini del "classico" contenzioso tra dipendente e azienda perchè Barsanti Macchine effettuò un vero e proprio pedinamento del suo operaio assente per malattia, suscitando la dura reazione della Fiom Cgil. Il giudice del lavoro Erminia Agostini ha stabilito che il licenziamento è avvenuto senza «giusta causa», è stato un provvedimento «spropositato» e, dunque, illegittimo. Ha così accolto in pieno il ricorso contro il licenziamento del dipendente, disposto il risarcimento dei danni subiti dal ricorrente (in pratica: il pagamento di 11-12 mesi di stipendio), il versamento dei contributi del periodo di licenziamento e il pagamento delle spese legali. Una vittoria su tutti i fronti per l'avvocato Claudio Lalli che ha difeso il lavoratore. «La sentenza - commenta il legale della Cgil - conferma che questi licenziamenti sono totalmente al di fuori di ogni regola. Chi è in malattia deve essere giustamente controllato, ma secondo le regolle stabilite dalla legge, non perseguitato». Esulta la Fiom Cgil, di cui il lavoratore è delegato sindacale: «Il giudice ha ristabilito la verità dei fatti; questa sentenza deve essere di incoraggiamento a tutti i dipendentiche subiscono ingiustizie nei luoghi di lavoro e non le denunciano per paura di ripercussioni», commenta Alessio Castelli, segretario provinciale dei metalmeccanici. La lettera di risoluzione del rapporto di lavoro era stata spedita il 22 maggio 2010. In essa, l'azienda contestava al lavoratore di essere venuto meno ai suoi doveri di correttezza, buona fede e rispetto del contratto su cui si fonda il rapporto di lavoro. In sostanza: di avere "barato" sulle sue condizioni di salute. In precedenza, Barsanti Macchine aveva notificato al dipendente in malattia una lettera di contestazione in cui si elencavano ben dieci episodi, in giorni diversi, in cui l'operaio, durante il periodo di assenza per malattia, è stato visto fuori casa impegnato in varie attività e «senza alcun apparente acciacco o malattia impeditiva». In particolare, l'uomo era stato visto andare a fare la spesa, uscire per adoperarsi alla preparazione delle nozze della figlia. Nel ricorso, l'avvocato Claudio Lalli aveva sostenuto, fra l'altro, che il lavoratore «ben poteva, anzi in qualche misura "doveva", uscire in luoghi aperti. A fini terapeutici», in quanto il dipendente era afflitto da una forma di depressione psichica che poteva aggravarsi restando chiuso tra le quattro mura di casa. Il giudice ha accolto pienamente le sue tesi.
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