Il Tirreno

Le reazioni. Ironia amara: sarebbe stato meglio se non ci avessero “aiutati”

Balneari sbigottiti. E furiosi

Matteo Tuccini

«Un voltafaccia incredibile, ora si torna in piazza»

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 MASSA. «Siamo la repubblica delle banane». Al telefono il presidente nazionale della Fiba Confesercenti Vincenzo Lardinelli, ancora convalescente dopo l'incidente di una settimana fa, sembra il Maurizio Mosca d'antan: ce l'ha con tutti. «Qua ognuno ha fatto un pastrocchio - dice - dal Governo che prima dice una cosa e poi ne fa un'altra, al Quirinale che ha stravolto la riforma danneggiando completamente le imprese. Senza dimenticare l'Unione Europea, che aveva attaccato il decreto senza neppure averlo letto. È incredibile. Sarebbe stato meglio che non ci avessero "aiutato". Anche se, a questo punto, stento a non vedere una regìa malevola».  Sullo stesso tono, ovviamente, il presidente regionale di Fiba, Stefano Paperini. «Siamo esterrefatti dal voltafaccia del Governo. I titolari delle imprese balneari si sentono profondamente presi in giro: stando alle dichiarazioni rilasciate dal ministro Brambilla a Viareggio, il testo dell'articolo del decreto sviluppo relativo alle concessioni balneari azzera quanto annunciato alcuni giorni dal ministro Tremonti e ripropone una soluzione arretrata, che non tiene conto delle principali richieste degli imprenditori balneari. Temo - prosegue - che dovremo ritornare in piazza. Mercoledì prossimo esamineremo il testo del decreto ed assumeremo le necessarie azioni di lotta».  È ottimista, invece, Carlo Monti, presidente dei balneari viareggini che si riconoscono nel sindacato Sib. Nonostante fosse uno di quelli che sin dall'inizio era stato scettico sulle presunte "aperture" della riforma del ministro Giulio Tremonti. «Diciamo che continuo a credere nella deroga - dice - perché non ritengo possibile un simile scenario. Sì, avevo dei dubbi e ora ne capite il motivo... Ma non voglio credere che si vada davvero alle aste».  Molto preoccupato Graziano Giannessi, leader del Sib versiliese. «Notizie drammatiche, che ci preoccupano immensamente - afferma - una mazzata per noi che stavamo appena ripartendo dopo le novità positive di pochi giorni fa. Questa confusione mostra, tra l'altro, lo scarso interesse a difenderci da parte di chi dovrebbe farlo, cioè il Governo». Per Emiliano Favilla, assessore provinciale e membro del Comitato No alle aste, «non voglio dire che lo sapevo, ma non mi sono mai fidato di quella prima bozza del decreto. Anzi, dirò di più: è stato doppiamente dannoso, perché oltre a rivelarsi carta straccia ha avuto nell'opinione pubblica un impatto devastante». Sconcertato Fabrizio Maggiorelli, uno dei fondatori del comitato anti-aste: «In questo caos - dice - c'è poco da stare allegri, se l'unica prospettiva certa sembrano le gare delle concessioni».  Infine, la senatrice del Pd Manuela Granaiola, che ha stroncato senza pietà la nuova riforma (anzi, l'unica vera): «L'unica cosa che avrebbe dovuto fare il Governo - ha detto - sarebbe stata prendere le "gambine" e andare a Bruxelles a trattare. Non è stato fatto. Ora mi si dice che il decreto prevede le aste, ma si può modificare il testo in Parlamento. Francamente, dubito che questo esecutivo ne abbia la volontà. E mi pare di dubbio gusto dare la colpa di tutto al presidente Giorgio Napolitano».

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