Il Tirreno

Scandalo rifiuti, 2 indagati

<strong>L’IMPIANTO.</strong> Ruspa al lavoro al Cermec (foto d’archivio)
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L’IMPIANTO. Ruspa al lavoro al Cermec (foto d’archivio)

Nel mirino la nascita di Erre Erre senza gara pubblica

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MASSA. Il bubbone scoppia adesso, con i sigilli all'impianto di bricchettaggio, di proprietà dalla società Erre Erre. Ma l'inchiesta della Procura sul ciclo dei rifiuti in terra apuana va avanti da tempo, da parecchio tempo. Perché gli inquirenti avrebbero puntato gli occhi anche sulle origini del sodalizio tra Cermec e Delca.  E adesso l'attenzione della Procura si sarebbe focalizzata sui vertici delle due aziende. Sarebbero, infatti, indagati Luciano Bertoneri, ex presidente di Cermec e Domenico Del Carlo, amministratore di Delca. La società Erre-Erre nasce il 22 maggio del 2003: il 51% del capitale è nella mani di Cermec, il 49 in quelle della lucchese Delca. I lavori per l'impianto prenderanno il via nel 2008.

Ma come è stato scelto il socio privato? Certamente non con un bando. E proprio su questo aspetto sarebbero al lavoro gli inquirenti. Anzi, proprio da quel particolare avrebbe preso le mosse l'inchiesta. Il Cermec, infatti, non è una società privata: è nelle mani del Comune di Massa (47%), di quello di Carrara (48%) e della Provincia. Una società completamente pubblica che scelse il suo socio senza un bando, senza una gara. Tra l'altro, ai tempi della costituzione, Erre Erre fece discutere parecchio, tanto che qualcuno arrivò a proporre al consiglio comunale anche una commissione di inchiesta, salvo moi mitigare l'ordine del giorno presentato.

Ma proprio l'assenza di una gara avrebbe messo in moto l'inchiesta. Cermec, da parte sua, quando costituì Erre Erre motivò, con tanto di consulenze, la scelta del socio privato. Lo indicò come l'unico con le conoscenze e le competenze tecniche necessarie per realizzare l'impianto di bricchettaggio che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in combustibile. E in nome di quelle competenze avrebbe, quindi, bypassato le procedure di evidenza pubblica che spettano alle società pubbliche. Gli inquirenti (l'inchiesta è nelle mani dei pm Rossella Soffio e Federico Manotti) avrebbero focalizzato la loro attenzione proprio sulla scelta del socio privati, cercando di evidenziare eventuali responsabilità e di verificare se, in effetti, le conoscenze di Delca potessero giustificare l'assenza di una gara.

Sono quindi in corso accertamenti sui rapporti - soprattutto fiscali - tra i due soci, anche nel periodo in cui nacque Erre Erre. Solo nel corso degli approfondimenti per capire quali motivazioni portarono alla scelta di Delca per la costituzione di Erre Erre, si sarebbe fatta spazio l'ipotesi di truffa aggravata per cui è scattato il sequestro dell'impianto. L'importo dei finanziamenti che l'Europa erogava, tramite la Regione, per costruire l'impianto di bricchettaggio dipendeva, infatti, dal costo complessivo dei lavori.

Dunque se le spese fossero aumentate, la conseguenza immediata sarebbe stata l'arrivo di finanziamenti più corposi. E a insospettire gli inquirenti sarebbero stati proprio i costi complessivi (saliti da 16 a 23 milioni). La Procura sta cercando di capire cosa sia realmente accaduto, considerato anche che Erre Erre non è mai entrato in funzione a pieno regime. Non è poi escluso che gli inquirenti, accertati i fatti, amplino le indagini per verificare che non ci siano state omissioni nei controlli.

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