Sicurezza
«Iodice timbrava quando non era al lavoro»
◗
Salvatore Iodice in aula (foto darchivio) L'accusa contesta la truffa all'ex direttore di via Pellegrini
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Ieri mattina nell'aula del tribunale di Massa si è tornati a parlare dell'appaltopoli nel carcere di via Pellegrini. Accusa e difesa hanno battibeccato su un aspetto della vicenda: la truffa, contestata all'ex direttore Salvatore Iodice per tutti i giorni che risultava (secondo il badge) al lavoro e che invece, grazie ai rilievi delle forze dell'ordine, risultava impegnato in altre faccende. Per il pm Rossella Soffio personali, per l'accusa (sostenuta dall'avvocato Riccardo Balatri) invece di natura tutta da dimostrare. Così come gli viene contestato l'uso dell'auto di servizio quando in servizio - per il pm - proprio non era. È stato l'ispettore capo della squadra mobile Stefano Olivieri a ripercorrere i pedinamenti e le intercettazioni che hanno riguardato Iodice da gennaio a maggio 2009. L'ex direttore in una telefonata chiede a un collaboratore di far strisciare la tessera magnetica (il badge che ha sostituito il vecchio cartellino da timbrare) perché lui non può andare in ufficio. E questo accade in più momenti. Difficili però da definire come un raggiro al datore di lavoro (che poi sarebbe lo stato). In un'occasione, per esempio, va nel carcere di Pontremoli perché nella casa di reclusione ci sono due ispettori. E lui li accompagna, essendo il responsabile. Sarebbe lavoro, ma secondo le intercettazioni telefoniche e l'aggancio delle celle poi non fa più rientro in via Pellegrini. È il 6 marzo. Altre volte invece si allontana dall'ufficio senza passare il badge per andare a pranzo con gli altri imputati in questa storia (Prospero Santacroce, che viene processato in un procedimento parallelo con rito abbreviato), Tendola e Cantone (ieri presenti in aula, mentre Iodice non c'era). Sono almeno tre episodi che vengono contestati. Il corso di nuoto. Ma l'accusa ha scoperto anche altro. Da alcune telefonate gli agenti della mobile avevano appreso che Iodice stava frequentando un corso di nuoto alla piscina comunale. Hanno avuto anche la prova della presenza del cellulare dell'ex direttore nell'impianto sportivo. E non solo hanno anche chiamato l'istruttore e hanno acquisito l'agenda per individuare in che giorni andava a lezione. E soprattutto a che ora. L'orario è sempre intorno alle 14. E mai viene passato il badge per certificare l'uscita dal carcere e quindi interrompere l'orario di lavoro. Gli uomini della mobile hanno calcolato anche quanto tempo avrebbe "rubato": 45 minuti in vasca più un generoso quarto d'ora per andare e venire (Olivieri ha detto che in realtà ci voleva di più per spostarsi dal carcere alla piscina). Le lezioni sono state 43, di queste 41 in orario di ufficio (praticamente una settimana lavorativa). altre ore (per la precisione 2.821 minuti) sono state invece contestate per quando si allontanava per pranzi o impegni personali (viaggi a Viareggio, per esempio). Ma doveva timbrare? La difesa ieri non ha avuto modo di poter controinterrogare l'ispettore capo. Ma ha già fatto sapere che contesterà il principio su cui si basa l'accusa di truffa: un dirigente secondo i legali di Iodice non deve btimbrare il cartellino e quello striscio di badge era solo un modo per monitorare le sue presenze. L'accusa invece dice che ci sono le delibere che lo impongono.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
