Sicurezza
Affaire Iraq, sentiti altri giudici
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Il pm Andrea Padalino Moschea fantasma: a Torino testimoni eccellenti
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CARRARA. Ancora una sfilata di testimoni eccellenti (tre giudici di Massa, Antonio Pulvirenti, Ennio Campanini e Giuseppe Laghezza) e un avvocato del foro apuano (Cesare Falconi che si occupò per primo della causa di fallimento) in tribunale a Torino, alla seconda udienza del processo per bancarotta fallimentare legato alla moschea fantasma in Iraq. Sul banco degli impuati l'imprenditore Paolo Dazzi la moglie (ex giudice) Laura Donatiello, gli avvocati carraresi Rinaldo Reboa e Giovanni Carlo Lattanzi, e la commercialista Ada Ruffini di Pietrasanta. I due pubblici ministeri, Andrea Padalino e Valerio Longi, hanno continuato a sentire i loro testi. È entrato subito nel vivo il processo per bancarotta fallimentare e documentale in concorso e per abuso in atti d'ufficio legato alla maxi commessa per la moschea fantasma in Iraq. Da queste prime fasi del processo si cerca di fare luce su come venne gestito il recupero credito legato alla commessa sfumata. Nel maxi-credito fra l'azienda Dazzi e l'Iraq subentrò, infatti, proprio il tribunale di Massa, dando il via a una battaglia di carte bollate con la Banca di Roma, dove si trovano delle somme riconducibili al Rais per un'altra controversia. A inizio 2003, spuntò poi una società londinese: la Server Plus Ltd presenta istanza di cessione del credito milionario proponendo in cambio, cash, il pagamento di 77.450 euro. A fronte di un potenziale credito di 10 milioni di dollari. Al secondo tentativo, il tribunale accettò i 70mila euro, pensando che i soldi del Rais non ci fossero o fossero intoccabili e quindi inesigibili. Invece, non appena - a luglio 2003 - il credito passa dalla curatela fallimentare alla Server Plus, il credito diventò improvvisamente disponibile. Il processo è stato aggiornato al 17 giugno. A.V.
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