Il Tirreno

«I nostri figli non faranno i test»

La scuola elementare di Caniparola
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La scuola elementare di Caniparola

Le mamme: le "prove Invalsi" creano ansia, teniamo i bimbi a casa

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 FOSDINOVO. «Non manderemo i nostri figli a a svolgere le prove Invalsi»: le mamme degli alunni della seconda elementare di Caniparola hanno deciso, per 16 bimbi su 18, di far loro diservate, mercoledì e venerdì prossimi, i test stabiliti dal Ministero dell Istruzione: gli studenti di tutte le classi seconde e quinte delle scuole primarie (11 e 13 maggio), le classi prime (12 maggio), le terze (esame di stato) delle scuole medie e le classi seconde delle scuole superiori (10 maggio) dovranno essere sottoposti ad una serie di test per verificare le loro competenze in italiano e matematica. I risultati dei test andranno a determinare un punteggio assegnato ad ogni istituto scolastico. L'agenzia che organizza questo lavoro si chiama Invalsi, Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo e di formazione. Per questo i test sono chiamati prove Invalsi.  Ma u gruppo di mamme di Caniparola non è d'accordo e invitano anche i genitori dei bimbi delle quinte elementari e della prima media ad aderire alla loro protesta: «Sono prove standardizzate di italiano e matematica (con risposta a croce) da svolgersi secondo modalità e tempi rigidamente prestabiliti. A cosa servono? Il ministero afferma che servono a migliorare la qualità delle scuole, molti dicono che in realtà serviranno a trarre finalità, tra cui fare una classifica delle scuole e degli insegnanti».  «Del test non sono mai stati comunicati il contenuto, le modalità esecutive e le finalìtà», «le prove non sono anonime, ogni prova è contrassegnata da un codice, e sarà conservato dalla scuola, che identifica l'alunno»; «oltre ai test, viene chiesto ai nostri figli di compilare un questionario in cui si chiedono informazioni sia sulle risorse disponibili in famigiia (numero di libri, disponibilità di un aiuto nei compiti per casa, lingua parlata a casa) sia su questioni anche delicate (se hanno subito episodi di bullismo, se vivono più spesso con mamma o papà). E' davvero incredibile che ci venga chiesta l'autorizzazione per qualsiasi tipo di attività proposta dalla scuola (anche una foto di classe) e poi, nei giorni delle prove Invaisi gli alunni siano sottoposti a questionari sulla loro vita familiare senza che i genitori siano preventivamente informati».  Secondoe le mamme che protestano, i test creerebbero anche ansia: «Per la seconda elementare è prevista la prova di lettura di 2 minuti (con il cronometro) e anche per le altre prove e le altre classi i tempi sono rigidamente prefissati; gli alunni devono fare bene e in fretta, l'ambiente diventa quello da concorso pubblico: neppure i bimbi della 2º elementare possono allontanarsi dall'aula per andare in bagno».  E inoltre affermano che i «figli dislessici, portatori di handicap, immigrati, tutti coloro che presentano una qualche difficoltà, diventano invisibili e vengono esclusi dalla rilevazione (i loro risultati non verranno, di norma, conteggiati).  Per tutte queste motivazioni hanno deciso di non mandare i bambini a scuola nei giorni dei test.  «Queste prove non possono registrare le capacità creative, le capacità critiché, i pensieri non standardizzati; se i quiz acquistano centralità, finiranno per farla assumere anche alla didattica delle crocette».

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