Il Tirreno

«Non ho chiuso occhio per il pensiero»

Le case di via Guelfa e alcune finestre foderate con la plastica
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Le case di via Guelfa e alcune finestre foderate con la plastica

In via Guelfa notte insonne, tutti erano pronti ad evacuare

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 CARRARA. Angelo Lucchesi è ancora affacciato sul terrazzo della sua bella casa, arrampicata in fondo a via Guelfa.  Eppure sono passate quasi due ore da quando la protezione civile ha comunicato che «il grande botto» è stato rinviato. E pure l'evacuazione delle abitazioni vicine.  I palazzoni popolari di Caina sono ancora lì, tutte in piedi, al di là del fiume, poco distante dal suo balcone.  «Mi sono alzato alle sei dal pensiero - dice - Abbiamo foderato le persiane con la plastica, coperto i mobili: a dire la verità non ci siamo neppure riusciti a dormire. Ho una suocera invalida, per lei lasciare la casa, sarebbe stato più complicato, dovevano venire a prenderla con l'ambulanza. Eravamo già pronti quando sono arrivati con il megafono a dirci che era tutto rinviato».  Alberta Lenzotti, 78 anni, tutti vissuti in via Guelfa, a pochi metri in linea d'aria dal quartiere popolare di Caina, sta rientrando a fare la spesa. A metà mattina, un orario un po' insolito per lei.  «Eravamo pronti a uscire di casa - dice - Io ho passato la giornata di ieri a coprire i mobili, la tv, i divani del salotto: ma poi c'è stato il contrordine. E meno male che ce lo hanno detto presto, così si fa ancora in tempo a fare da mangiare».  Le fa eco l'amica Antonina Di Salvo, che in via Guelfa ci abita da 11 anni. E che si era attrezzata per lasciare la casa. «Anch'io ho cercato di sistemare bene il mobilio visto che ci si aspettava un grande polverone, le nostre case, infatti, sono proprio vicino ai palazzi di Caina. Ci hanno informato subito, così la mattinata non è andata perduta».  Insomma l'allarme spesa e pranzo è rientrato per le tante donne che vivono in questa zona della città per cui era scattato il D-Day.  Qualche malumore rimane. I più contenti sono i bambini: per loro quella di ieri è stata una giornata di festa. «Siete quelli di Striscia la Notizia?» ci chiedono Noemi e Chiara, in bicicletta e monopattino lungo via Guelfa.  E ci informano che loro, per l'evacuazione, erano già belle e pronte. «Si ci siamo fatte lo zaino: con le cuffiette per ascoltare la musica e i videogiochi».   E l'insalata di riso va alla mensa dei poveri di Marina. Gli sfollati per meno di un giorno (dalle 10 alle 18 era l'oraio prefissato), o almeno una buona parte di loro che non era invitata da parenti o amici, avrebbero dovuto pranzare alle scuole Marconi: insalata di riso, carne e patatine fritte come contorno. Un menù per cento persone fra evacuati e personale al lavoro. Per fortuna una parte del pranzo è stata stoppata in tempo. Ma la ditta di Seravezza che si occupava del rifornimento ormai aveva cotto il riso: e così la maxi insalata andrà, di volata, sui tavoli della mensa dei poveri di via Bassagrande. A.V.

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