Il Tirreno

«Fa paura la giustizia umana»

Gabriele Dini
Il ritorno all’altare di don Peretti dopo la fine dei domiciliari. Accanto, è con il sindaco Pucci A destra la messa di ieri davanti ai fedeli di Turano
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Il ritorno all’altare di don Peretti dopo la fine dei domiciliari. Accanto, è con il sindaco Pucci A destra la messa di ieri davanti ai fedeli di Turano

Don Peretti torna a dire messa e si commuove davanti ai fedeli

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MASSA. Prima di salire sull'altare con la sua veste bianca, don Giuseppe Peretti si è voltato verso i fedeli per un attimo. Chissà quante volte nella sua vita sacerdotale ha percorso quei pochi passi prima di dire messa. Ma stavolta il prete uscito dagli arresti domiciliari ha dovuto convincersi che non stava sognando. E che la libertà riacquistata era reale, proprio come il calore e la commozione della gente. I parrocchiani il loro affetto al parrocco accusato di molestie verso due minorenni di origine rumena l'avevano dimostrato sin dal giorno dell'arresto, il sabato prima di Pasqua.  E ieri erano di nuovo lì. Non sono bastati i festeggiamenti di venerdì sera dopo l'annuncio della decisione del Gip (arrivata poche ore dopo l'incidente probatorio e il confronto con le ragazze che lo accusavano). Prima della messa delle 19 - la prima ufficialmente celebrata da don Peretti dopo la liberazione - giovani e anziani hanno voluto abbracciare il loro parroco. «Questi sono gli abbracci sinceri di chi le vuole bene veramente», dice una giovane, con i capelli neri e gli occhiali, quasi coetanea delle accusatrici del parroco. Anche il sindaco Roberto Pucci torna a salutare il prete che è stato suo insegnante. Don Peretti sorride e stringe mani. Sul volto la gioia combatte con i segni lasciati dalla sofferenza di questi giorni. «Adesso sono stanco - dice il parroco che al mattino è uscito sotto il sole per portare l'eucaristia agli infermi - e vorrei che non si parlasse più di questa storia. Non vedevo l'ora di tornare alle mie occupazioni».  Quando l'anziano parroco sale sull'altare l'emozione è forte. Durante la messa deve interrompersi almeno tre volte per le lacrime che gli impediscono di andare avanti.  «In questi giorni di enorme sofferenza - spiega ai fedeli commentando un brano in cui San Pietro parla della resurrezione di Cristo e dell'essere "stranieri" nel nostro mondo - per la prima volta ho capito cosa vuol dire la giustizia umana. Cercate di non caderci mai sotto. E non giudicate gli altri».  Don Peretti non ha fatto finta che niente fosse successo. Ha voluto aprire il suo animo ai parrocchiani, liberarsi, condividere la sua sofferenza. Il peso dell'accusa è grande. Non importa che tu sia colpevole o innocente, quel fardello ti schiaccia mentre l'angoscia ti brucia l'anima. «Io non ho nulla da nascondere - ha aggiunto il parroco dopo aver raccontato la tensione provata davanti al Pm e al gip che dovevano decidere della sua liberazione - io respingo quegli addebiti che mi sono stati fatti. Stavolta la perversione si è manifestata attraverso creature deboli come due ragazze. Ma io ribadisco la mia estraneità a quello di cui vengo accusato». Poi don Peretti scoppia in lacrime, una, due volte. Lacrime che tornano quando dice di non poter andare a portare le benedizioni nella case dei fedeli a causa della sua età. «Ma è come se fossi lì - aggiunge - sono a vostra disposizione e non smetterò mai di esserlo».

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