Il dolore
Il Comune: «Per noi cerano degli abusi». I compratori degli appartamenti vogliono oltre 4 milioni per i danni subiti
Doria, chiesto un risarcimento milionario
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Lex-residenza alberghiera Doria a Ronchi Il Pm Dello Iacono: «Condannate Covini per truffa e lottizzazione abusiva, assoluzione per Fialdini»
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MASSA. Chiesta una condanna per lottizzazione abusiva e truffa. Ma anche l'assoluzione di uno degli imputati. Il processo per la Rta Doria di Ronchi si avvia alla fine. Ieri è stato il turno della requisitoria finale del pm Alberto Dello Jacono e degli avvocati delle parti civili. Questi ultimi hanno chiesto un risarcimento milionario per i loro assistiti. La sentenza arriverà il 17 maggio. Stavolta è stato lo sciopero generale ad impedire di arrivare alla sentenza di primo grado per il processo per la lottizazione abusiva all'ex-Doria a Ronchi. Prima dello stop ieri in aula è sfilato l'ultimo testimone, il dirigente del Comune Venicio Ticciati. L'architetto è intervenuto - dopo la richiesta del pubblico ministero - per chiarire alcuni punti controversi riguardo alla destinazione urbanistica dell'Ex Doria e all'iter (su cui si sono concentrati inchiesta e processo) che ha portato alla sua trasformazione della struttura in 33 appartamenti poi messi in vendita a privati. Gran parte del processo si è sviluppato proprio attorno ai permessi e alle concessioni rilasciate dal Comune negli anni. E in aula ieri, tramite la testimonianza di Ticciati, sono emerse innanzitutto le difficoltà a catalogare dal punto di vista urbanistico strutture come le Rta e il Doria in particolare. L'archietto del Comune ha parlato di un «punto d'ombra» nelle normative in materia con contraddizioni e cambiamenti di rotta. La zona dove sorge il Doria sarebbe stata infatti originariamente residenziale (cosa che confermerebbe le tesi della difesa dei due imputati). Poi però nel 1994 dal Comune sarebbe stata rilasciata una concessione per una struttura alberghiera (cosa che avrebbe dovuto impedire l'uso della Rta come una serie di appartamenti da vendere ai privati). A complicare il tutto ci sono poi alcune certificazioni sull'abitabilità delle singole unità abitative rilasciate negli anni dalllo stesso Comune e che riconoscerebbero di fatto il frazionamento. Insomma un garbuglio da cui la verità fatica ad emergere e in cui toccherà al giudice Antonella Dragotto fare chiarezza. Per il Pm comunque la situazioine è ben delineata. Innanzitutto Dello Jacono ha chiesto l'assoluzione da entrambe le accuse per uno degli imputati, Massimo Fialdini, l'uomo che ha lavorato come amministratore condominiale all'interno del Doria (senza essere informato, almeno da quanto emerso dal processo, della destinazione alberghiera della struttura). Per Fabrizio Covini - il titolare della società che si occupava del Doria - invece il Pm ha chiesto una condanna complessiva a 1 anno per lottizzazione abusiva e truffa. Per Dello Jacono Covini sarebbe stato consapevole fin dall'inizio della trasformazione della struttura alberghiera in appartamenti e avrebbe deliberatamente nascosto agli acquirenti la condizione giuridica di ciò che stavano comprando (non appartamenti da utilizzare anche come residenza ma "camere d'albergo" che devono essere necessariamente affittate a terzi e che devono essere allestite seguendo alcune norme urbanistiche sulla sicurezza). La condanna chiesta da Dello Jacono riguarda solo una delle truffe: le altre, a detta dello stesso Pm, sarebbero infatti già cadute in prescrizione.
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