Il Tirreno

Don Peretti torna in libertà

Chiara Sillicani
L’avvocato Giacomo Bugliani difensore del parroco e a fianco uno striscione apparso nella canonica di Turano
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L’avvocato Giacomo Bugliani difensore del parroco e a fianco uno striscione apparso nella canonica di Turano

Le ragazzine lo riconoscono, ma il giudice decide la scarcerazione

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 MASSA. Don Giuseppe Peretti è libero. È appena tornato da Genova dove sono state ascoltate per sei ore le due ragazzine rumene che lo accusano di molestie. Sta attraversando il cortiletto davanti casa,i fedeli stanno pregando, lo accolgono con un appluaso. Don Peretti non si accorge che a due passi da lui ci sono due carabinieri: tra le mani hanno il suo ordine di scarcerazione.  Porta la firma del giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini. Il sacerdote scoppia a piangere, i parrocchiani lo abbracciano, lo baciano. Le campane suonano a festa. Sono le sette di sera: l'atto di scarcerazione arriva nel giorno dell'incidente probatorio (una sorta di "incursione" nel processo, una parentesi, in fase di indagini, in cui le prove si cristalizzano come succede in dibattimento). Il legale, una prima istanza di revoca, l'aveva già presentata, ma il gip ha preferito aspettare. Voleva attendere, appunto, l'esito dell'incidente probatorio durante il quale (ieri) le ragazze hanno parlato a lungo e confermato sostanzialmente l'impianto accusatorio. Ma per Bugliani i margini per presentare una nuova istanza ci sono: il pm Sabrina Monteverde si è opposta. Ma il gip ha deciso per la scarcerazione. E Turano festeggia.  L'incidente probatorio. La notizia arriva, quindi, dopo la lunga giornata a Genova. Ieri sono state ascoltate le due ragazzine che hanno fatto muovere i primi passi all'inchiesta sulla prostituzione minorile. Un'inchiesta in cui, seppur con profili diversi, sono rimasti coinvolti, oltre a don Peretti, anche il gelataio Guerrino Della Bona e un magrebino. Le minori accusano il parroco di averle palpeggiate, avrebbero invece riferito rapporti sessuali con gli altri due indagati. Durante l'incidente probatorio, hanno riconosciuto il sacerdote e il nordafricano. Non era a Genova, invece, Guerrino Della Bona. Sull'identità del commerciante, infatti, gli inquirenti non avrebbero dubbi, tanto da non ritenere necessario il riconoscimento. Le due ragazze ricostruiscono la vicenda e, come in fase processuale, si delineano posizioni contrapposte: da una parte l'accusa, dall'altra la difesa che evidenzia contraddizioni. Le ragazzine, per evitare ogni forma di pressione, sono in una stanza: loro, il gip e l'interprete. In un'altra gli avvocati e gli indagati che possono vederle su un video. I legali pongono poche domande, tramite il giudice: le scrivono e "recapitano" al gip. Le ragazzine avrebbero confermiato l'impianto accusatoria, parlato di rapporti sessuali con il gelataio e il magrebino e contestato invece al parroco palpeggiamenti. Ma su quei "contatti" tra il sacerdote e le due minorenni, accusa e difesa sono su posizioni opposte. Le due romene avrebbero parlato - così almeno riferisce Bugliani - di «abbracci stretti». La dimostrazione - secondo la difesa - di una incomprensione di fondo: «Credo si sia trattato di un travisamento di atti di carità». Insomma - questa la tesi di parte - le ragazzine avrebbero mal compreso una dimostrazione di affetto. Avrebbero parlato di abbracci stretti e prolungati, sulla soglia della canonica, alla ricerca di un contatto e di «mani sui fianchi». «Don Peretti - prosegue l'avvocato - è abituato a dimostrare affetto, lo fa anche con i più bisognosi». Le ragazze avrebbero anche raccontato di essere andate spesso a Turano. Anche se il parroco i loro visi non li ricorda. Le giovani avrebbero poi ribadito di aver ricevuto denaro, 5 o 10 euro. «Non hanno però collegato - precisa Bugliani - gli abbracci al denaro e hanno ammesso di aver chiesto l'elemosina al sacerdote». La difesa sottolinea che in incidente probatorio le ragazze non «hanno delineato un contatto tra il prete e i loro sfruttatori», due romeni arrestati nei mesi scorsi. Posizione diversa, invece, per gli altri due indagati: le giovani avrebbero descritto l'itermediazione dei connazionali. Sei ore di racconti al termine delle quali il gip decide di scarcerare Don Peretti.

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