Il Tirreno

1.500 in piazza per dire basta

Claudio Figaia

Il sindacato esulta: i lavoratori sono con noi. E sul palco parlano i precari

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 MASSA. La Cgil scende in piazza (e sciopera) da sola. E vince la sfida. Portando in corteo 1.500 persone - un migliaio secondo fonti della Questura - a sfilare per le strade della città e a gridare «basta» all'attacco ai diritti dei lavoratori e «alle politiche fallimentari del governo Berlusconi». Una partecipazione massiccia, «perlomeno pari - sottolinea soddisfatta Patrizia Bernieri, segretaria della Camera del Lavoro di Massa Carrara - a quella di altre manifestazioni organizzate con Cisl e Uil».  Il lungo corteo multicolore (ma il rosso delle bandiere e dei cappellini Cgil prevaleva sugli altri) si è mosso dai cancelli Eaton, la multinazionale che nel 2008 ha spostato l'attività nell'est europeo e licenziato 340 operai. Tradizionale il percorso: l'Aurelia, piazza Liberazione e poi il comizio conclusivo in piazza Mercurio.  Sfilano, dietro gli striscioni delle Rsu, gli operai di Nuovo Pignone, quelli di Skf e della (ex) Eaton; passano i "bancari" - tanti quelli della Cassa di Risparmio di Carrara - i lavoratori del pubblico impiego (Comuni, Provincia ecc.), insegnanti e bidelli delle scuole "di ogni ordine e grado". Ci sono delegati dei lavoratori del commercio - secondo i dati forniti da Cgil, vedi pagina accanto, le adesioni nella grande distribuzione sono state mediamente sopra al 50% ed è un dato importante - e quelli del comparto marmo. Gente che ha rinunciato a un giorno di salario e ha scelto di scendere in piazza.  Con loro studenti, giovani dell'ultrasinistra, militanti della diaspora della sinistra da Rifondazione a Sinistra critica, a Sel. Si fanno vedere esponenti del Pd (senza striscioni) e tanti amministratori, a cominciare dal sindaco Roberto Pucci con fascia tricolore.  I dirigenti del sindacato sono chiaramente soddisfatti. «Questa manifestazione è un bellisimo segnale, che testimonia la forza e la voglia di lottare del nostro sindacato contro le politiche sbagliate del governo. La risposta del territorio è stata grande, questo vuol dire che i lavoratori non si lasciano prendere dalla sfiducia ma reagiscono e scendono in piazza», commenta Patrizia Bernieri, segretaria provinciale della Cgil.  Le "parole d'ordine" del corteo sono tutte contro il governo Berlusconi, contro la politica dei «tagli che distruggono la scuola pubblica», «per un fisco diverso che tassi di più le grandi rendite e i grandi patrimoni e meno i lavoratori», contro «il metodo Marchionne che toglie i diritti e ricatta i dipendenti». Ma c'è chi sfila dietro uno striscione «in difesa della Costituzione» e sul palco del comizio recita l'articolo 1 della Carta («L'Italia è una Republbica fondata sul lavoro...»).  Sul palco, in piazza Aranci, sotto un sole quasi estivo, con un discreto cordone di polizia che protegge la sede della Cisl, salgono lavoratori e chi il lavoro oggi ce l'ha, ma domani chissà. È la voce dei precari (della scuola, delle piccole imprese di servizi, del settore pubblico) che si fa sentire per denunciare «quanto sia dura la vita se ti negano il futuro» e «quanto le politiche del governo aumentino il precariato». Un segnale anche questo, perchè non è facile per i "non garantiti" fare sciopero e poi anche parlare da un palco. «Giovani e non solo giovani che hanno avuto coraggio: sono soggetti ricattabili, i loro diritti sono ridottissimi», commenta la Bernieri, che ha anche una battuta sulla perduta unità sindacale: «Sulle vertenze territoriali, come Eaton, lavoriamo insieme a Cisl e Uil. Ma oggi pare che gli altri sindacati non vogliano confrontarsi sulla democrazia tra i lavoratori e non intendano andare contro questo governo. Abbiamo protestato insieme anche quando c'erano governi di centrosinistra. Ora, pare non sia più possibile».

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