Finanza
«C'è chi frena il salvataggio»
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FERMO. Limpianto ErreErre per il Cdr non è mai entrato in funzione Lavoratori preoccupati: si vuole coprire qualcuno?
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MASSA. Nel mirino loro malgrado, i lavoratori del Cermec fanno sentore la loro voce. Ieri mattina, al termine di una preoccupata assemblea, i dipendenti dell'azienda hanno confermato lo stato di agitazione e hyanno approvato all'unanimità un documento-appello alle istituzioni locali. I lavoratori contestano i ritardi per la ricapitalizzazione di Cermec ed ErreErre, ritenuta «l'unica misura che può garantire il salvataggio delle aziende». Nelle scorse settimane, scrive l'assemblea, «abbiamo ascoltato ampie rassicurazioni da parte dei sindaci-azionisti; oggi chiediamo che ad esse facciano seguito atti amministrativi efficaci, evitando ulteriori rimpalli che rendono sempre più possibile il rischio di far chiudere la società». Alla Provincia, proseguono, «chiediamo che faccia fronte ai suoi impegni di socio e che riveda alcune delle scelte politiche e gestionali degli anni scorsi che hanno contribuito a creare la crisi di Cermec». Le preoccupazioni dei lavoratori riguardano, in primis, il loro stesso posto di lavoro. Ma, dicono, la chiusura del Cermec, «sarebbe un disastro per l'intera collettività che sarebbe esposta ad una emergenza, "stile Campania". I cittadini pagherebbero un prezzo ancora più alto: economico, perché soluzioni alternative per lo smaltimento dei rifiuti non ve ne sono, ma anche ambientale e sociale. Per non parlare poi delle pesantissime ripercussioni che il fallimento della società avrebbe su indotto, fornitori e su tutto il tessuto economico della provincia». Ma i dipendenti non sono disposti ad attendere «nuovi fantomatici "tavoli", attorno ai quali mescolare le acque, creando una accozzaglia di interessi diversi da quelli rigorosamente pubblici, garantiti invece solo da una soluzione che ribadisca il ruolo centrale della società. Come lavoratori vogliamo vederci chiaro: cosa si nasconde dietro ai temporeggiamenti, ai ritardi, agli infingimenti? Si vuole coprire qualcuno o qualcosa? Chi è interessato oggi ad interrompere il percorso di chiarezza avviato nell'ultimo anno? Come dipendenti di questa società, di cui vediamo oggi tutti i limiti degli anni passati, ma anche le potenzialità e il ruolo fondamentale nel ciclo dei rifiuti, non siamo disponibili a rassegnarci alla macchina del fango che ci trasforma tutti, indistintamente, in colpevoli ed inetti raccomandati». E, dunque, i lavoratori chiedono alle istituzioni locali, decisioni immediate e, alle forze politiche «senso di responsabilità, riconoscendo che alcune scelte passate sono state infelici ma anche senso di orgoglio dato che quelle stesse forze politiche hanno saputo riconoscere gli errori e fare nuove e diverse scelte».
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