Il Tirreno

Punto nascite. Per il primario di Ginecologia le tre nascite in un mese nella struttura chiusa rientrano nella normalità

«A Pontremoli non c'è alcuna emergenza»

Il punto nascita di Pontremoli pochi giorni prima della chiusura
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Il punto nascita di Pontremoli pochi giorni prima della chiusura

Il direttore dell'Asl De Lauretis stoppa le polemiche: «In corso strumentalizzazioni politiche»

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 PONTREMOLI. «Non c'è alcuna emergenza dopo la chiusura del punto nascite di Pontremoli, i casi di parti avvenuti nella struttura nell'ultimo mese sono dovuti a situazioni particolari». Le polemiche delle ultime settimane non sono piaciute al direttore generale dell'Asl Maria Teresa de Lauretis che ieri, affiancata dal primario di Ginecologia Paolo Migliorini, è intervenuta duramente sulla vicenda.  «Qui sono in corso strumentalizzazioni politiche - ha attaccato la De Lauretis - il centro non è stato chiuso per razionalizzare le spese ma per rispettare una legge creata proprio per garantire la sicurezza delle pazienti e dei neonati».  La De Lauretis e Migliorini hanno ricordato tre dei casi accaduti nell'ultimo mese e cercato di spiegare le condizioni in cui sono avvenuti. Migliorini ha ricordato che anche dopo la chiusura del centro nascite di Carrara si sono verificati 3-4 casi simili. ma che poi la situazione si è «normalizzata». «Molto spesso - ha aggiunto il medico - qui a Massa vengono a partorire donne che vengono da zone della Toscana più lontane rispetto a Pontremoli».  Il direttore generale e il primario di Ostetricia e Ginecologia hanno ricordato per primo il caso della donna extracomunitaria di Aulla che ha partorito a Pontremoli la scorsa settimana. «E'stato un caso di parto "immediato" - ha detto Migliorini - quando la donna è stata vista dai medici di Pontremoli il bambino stava già nascendo: il parto è durato soltanto dieci minuti». Il primario e la de Lauretis hanno ricordato che alle donne in gravidanza viene raccomandato di presentarsi senza indugiare in ospedale quando si presentano dolori. «A volte - ha aggiunto la De Lauretis - c'è qualche difficoltà in più a far comprendere questo tipo di messaggi a donne extracomunitarie. Ma lavoreremo per migliorare la comunicazione anche in questi casi».  Poi c'è il caso della donna italiana di 37 anni che ha partorito con un cesareo, resosi necessario dopo il distacco della placenta. In quel caso in ospedale fu chiamato il medico di fiducia della donna Fabrizio Benelli che è intervenuto risolvendo la situazione. «La donna - ha spiegato Migliorini - ha partorito un'ora dopo l'arrivo in ospedale. In questo caso non è stata rispettata la procedura, altrimenti la paziente avrebbe potuto essere trasportata a Massa in tempo».  Poi la De Lauretis e Migliorini hanno analizzato il caso di una donna arrivata in ospedale quando il fetto era già morto da oltre 24 ore. «Il personale - ha detto il primario - è intervenuto con tempestività riconoscendo la situazione. La paziente è stata portata a Massa e sottoposta ad un intervento. Poi sono intervenute delle complicazioni gravissime. ma la situazione è stata risolta. Qui non c'entra nulla la chiusura del punto nascite».  Insomma, per la dirigenza dell'Asl, non c'è motivo per sollevare polemiche, soprattutto da parte della poltica. «Non tolleriamo - ha spiegato la De Lauretis - che si dica che il punto nascite sia stato chiuso per contenere le spese. abbiamo solo applicato delle direttive europee fatte proprie anche dal Governo italiano».  Come ha spiegato il direttore generale dell'Asl 1, la legge prevede che si chiudano i centri sotto a 500 nascite annue. «Sotto quel numero - ha detto - è stato riconosciuto che è difficile mantenere gli standard di sicurezza. E' sempre meglio far spostare le partorienti che far muovere i neonati: farlo è molto pericoloso in caso di emergenze». G.D.

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