Il Tirreno

La vertenza. Alessio Castelli e Giovacchino Pitanti: senza il nostro coinvolgimento rischiamo «soluzioni clientelari»

Gli ex Eaton al Pignone? Si discuta con i sindacati

<b>FIOM.</b> Alessio Castelli
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FIOM. Alessio Castelli

La Fiom chiede un tavolo: non si può lasciare campo solo alla trattativa privata

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 MASSA. Gli operai Eaton - e con loro i sindacalisti - lo hanno capito: pensare ad una soluzione unitaria per i 300 ex dipendenti è praticamente impossibile. Lo ammette anche Alessio Castelli, segretario provinciale della Fiom: «Di fronte alla grave crisi industriale, dobbiamo fare i conti con più progetti anche nel caso in cui non confluiscano in un'unica soluzione». Insomma, il concetto è chiaro: un impreditore in grado di ridare futuro lavorativo a tutti gli ex Eaton è un miraggio, via libera quindi a più insediamenti. Ad una condizione: «L'importante - Alessio Castelli mette i puntini sulle "i" - è valutare la qualità delle proposte». E tra quelle proposte ce n'è una che si va concretizzando: il Nuovo Pignone (controllato dal colosso G&E) è pronto ad assumere. Un grande insediamento (lungo viale Zaccagna, a Marina di Carrara) e centinaia di posti di lavoro. Alcuni dei quali potrebbero essere destinati agli ex Eaton. Quella possibilità, però, i sindacalisti Fiom non l'accettano ad occhi chiusi. Certo ammettono che Nuovo Pignone è una carta importantissima - forse anche l'unica sul tavolo - ma chiedono che le assunzioni siano "governate". Tradotto: propongono un tavolo istituzionale intorno a cui siedano anche le sigle sindacali. «I lavoratori - chiarisce il segretario Fiom e con lui Giovacchino Pitanti (Rsu) - non possono essere abbandonati alla trattativa privata». Il che significa che non può aprirsi una discussione tra il singolo dipendente e la multinazionale. «Un tavolo - riferiscono Castelli e Pitanti - non c'è, invece, stato per le assunzioni (alcune recenti) alla Skf. Sono stati assorbiti una decina di ex Eaton, ma con assunzioni dirette, senza confronto con i sindacati. Così se sono state individuate specifiche professionalità, ci sono state anche assunzioni clientelari. E siccome non è escluso - precisano - che si delineino altre possibilità, un tavolo è fondamentale». Insomma, se qualcuno è pronto ad assorbire lavoratori - chiede la Fiom - lo faccia aprendo la trattativa con il sindacato. Certo- per la Fiom - nè Nuovo Pignone, nè Skf possono rappresentare la soluzione (o l'unica soluzione) alla vertenza. L'11 in Regione, un incontro con l'assessore al lavoro Gianfranco Simoncini potrebbe fare chiarezza sul futuro dell'area. E lunedì allo stabilimento potrebbe arrivare il Ministro alle infrastrutture Altero Matteoli:«Contiamo su un incontro - precisa Castelli - con l'intera assemblea, nel segno della trasparenza». La speranza è riposta anche nell'associazione industriali:il nuovo presidente (a luglio scade il mandato) potrebbe essere Baccioli, direttore di stabilimento al Pignone. «Spero - commenta Castelli - che il nuovo presidente sia capace di portare l'industria locale ai livelli che gli spettano». C.S.

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