Il Tirreno

«Giusto demolire quel residence»

Alessandra Vivoli
«Giusto demolire quel residence»

Il Tar dà ragione al Comune, nessun risarcimento alla proprietà

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MARINA DI CARRARA. Il Comune vince la sua battaglia. La demolizione dello scheletro in cemento armato di quello che avrebbe dovuto diventare il residence Fossa Maestra, era giustificata e quell'abbattimento legittimo. Sono stati respinti i due ricorsi, anche quello di risarcimento avanzato nei confronti dell'amministrazione, presentati (e unificati in sede giudiziaria) dalla società titolare della concessione, la Marina Mare srl.

Una storia lunga undici anni. E una battaglia combattuta in prima fila dagli ambientalisti.  Protagonista una delle aree naturali più delicate del territorio: la zona umida a pochi passi dal mare della Fossa Maestra. Quel residence, o meglio lo scheletro in cemento armato, di quello che avrebbe dovuto diventare un edificio comprendente tre corpi a due piani fuori terra e uno interrato, e un altro a un piano, per un totale di 65 mini appartamenti, campeggiò - dal 1992 al 2003 - nella zona al confine tra Toscana e Liguria.

Il rudere, nel corso degli anni conquistò anche un suo primato: venne inserito, infatti, a livello nazionale fra i quindici"ecomostri" italiani.  E pure occupato, con un cartello simbolico «Demoliamolo» dalla Goletta verde, l'imbarcazione da sempre in missione per tutelare dei beni naturali di tutta Italia.  Era sorto su un'area che il Piano regolatore definisce «naturale», in cui, solo dopo pochi anni, divenne impossibile costruire edifici, neppure di tipo turistico.

E infatti, nel 1995 la concessione edilzia - come si legge nella sentenza del Tar di Firenze che ha messo la parola fine sulla vicenda - «risultava decaduta, visto che la disciplina urbanistica vigente non permetteva nella zona interessata interventi edilizi. Con previsione nel Piano dell'arenile, della rimozione del manufatto esistente».  Nel luglio 1996, al termine del procedimento penale scaturito dall'abuso edilizio, la Cassazione sentenziò la «macroscopica illegittimità della concessione».

Insomma quel residence era sorto dove non sarebbe mai dovuto sorgere, anche se, nel 1992, le concesisoni erano state regolarmente rilasciate. Nel novembre del 2003 le ruspe del Comune si misero al lavoro per abbattere la gabbia di cemento, dopo che la «Marina Mare» società titolare della concessione con sede a Luni Mare (poi fallita), non aveva provveduto ad eseguire l'ordine di abbattimento, impartito dal sindaco Giulio Conti. Già prima ce n'era stata un'altra, mai attuata perchè la società la impugnò, anche del precedente sindaco, Lucio Segnanini.  Dopo al demolizione l'epilogo davanti al Tar della Toscana: qui furono presentati dalla Marina Mare ben due ricorsi.

Il primo nel 2002 (la società era rappresentata dai legali Sergio Menchini e Anna Schiaffino) con cui veniva impugnata l'ordinanza di demolizione del Comune. Il secondo ricorso è dell'anno successivo (il legale è Davide De Grazia di Firenze): la società chiede anche un risarcimento danni per non aver potuto ultimare i lavlori.  Il Tar ha unificato e respinto entrambi i ricorsi. E pure la richiesta di condanna dell'amministrazione al risarcimento del danno: «derivante - si legge nella sentenza del Tar - dall'impossibilità di portare a compimento i lavori in questione, atteso che l'evento lesivo, come dianzi emerso, è da addebitare alla ricorrente.  Un risultato importante per il Comune.

Una sentenza che mette la parola fine alla lunga vicenda del residence della Fossa Maestra.  «L'amministrazione ci aveva visto giusto - commenta l'assessore all'urbanistica Andrea Vannucci - E riguardo a una zona che, nel nuovo piano strutturale, ormai in dirittura d'arrivo, verrà ulteriormente tutelata sia come zona umida che come litorale». Insomma, su quell'area al confine fra Carrara e la Liguria non si pianterà più nemmeno un chiodo.

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