Il Tirreno

Cermec verso il concordato preventivo

Chiara Sillicani
<strong>L’IMPIANTO.</strong> Ruspe al lavoro al Cermec in una foto d’archivio
◗
L’IMPIANTO. Ruspe al lavoro al Cermec in una foto d’archivio

Troppi debiti: la società si affida al tribunale per trovare un accordo con i creditori

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. In economia e nel diritto societario concordato è una parola che fa davvero tremare i polsi. Perché il pensiero va subito ad un tipo di concordato, quello fallimentare che segna il punto di non ritorno per una società. Esiste però anche una diversa procedura concordataria finalizzata, invece, proprio ad evitare il fallimento. Si chiama concordato preventivo e sarebbe una delle ipotesi in campo (addirittura la più quotata, secondo i beninformati) per salvare Cermec ed Erre Erre.  Di che cosa si tratta. Il concordato preventivo, tecnicamente, è una procedura concorsuale sotto il controllo del tribunale.

Lo scopo è quello di superare la crisi finanziaria e scongiurare il rischio fallimento attraverso un accordo con i creditori. In parole semplici, una società, oberata dai debiti, si siede al tavolo con tutti coloro che vantano un credito: assicura il pagamento, ma chiede - per così dire - che sia praticato uno sconto. L'ammontare del debito viene quindi ridotto a garanzia dell'equilibrio finanziario tra entrate e uscite. Così dovrebbero fare anche Cermec (società di smaltimento rifiuti interamente pubblica) ed Erre Erre (società a capitale misto, pubblico-privato e titolare dell'impianto di bricchettaggio).   Troppi debiti a cui far fronte. L'ipotesi concordato preventivo non esclude, piuttosto integra, quella della ricapitalizzazione.  Erre Erre e Cermec hanno complessivamente un fatturato annuo di circa 20 milioni. Garantito, in realtà, quasi interamente dalla società di smaltimento perché l'impianto per la produzione di bricchette non è mai stato operativo al 100%. I debiti - e questo è l'aspetto più rilevante - sarebbero, però, circa il doppio per un totale di 50milioni (30 accumulati da Cermec, 20 da Erre Erre). Impensabile pensare che i soci (i Comuni di Massa e Carrara, visto che la Provincia si è già tirata indietro) possano risanare i bilanci. Una mano da parte loro è comunque indispensabile.  E non a caso i due consigli comunali hanno già detto sì ad una iniezione di capitale: soldi sborsati dalle amministrazioni per ridare fiato a Cermec. Ma non sufficienti per garantire il salvataggio, perché una società possa tirare avanti, infatti, i debiti non possono superare le entrate.  E per riequilibrare la situazione non rimane, quindi, che agire sul debito. Ecco quindi l'ipotesi di un concordato: i creditori sono certi di avere i soldi (anche se meno del dovuto) e la società, da parte sua, ridimensiona l'indebitamento complessivo.   Da 50 a 15 milioni. Per garantire il salvataggio i debiti dovrebbero essere ridotti di circa il 50%: da 50 a 25 milioni. Che scenderebbero a 15 con i 10 milioni sborsati dai comuni per la ricapitalizzazione. Così le due società ristabilirebbero l'equilibrio finanziario: 20 milioni circa di fatturato e un indebitamento di 15, appunto.  Con un altro e importante vantaggio: evitare i decreti ingiuntivi. Ce ne sono parecchi per Erre Erre, tanto che una parte dell'impianto è già stato venduto all'asta. Ma un decreto sarebbe già arrivato anche in casa Cermec per una cifra di circa 500mila euro.  Ma per ridurre il debito attraverso un accordo con i creditori, la soluzione è una sola e ha il nome di concordato preventivo. Dura pensare che il Tribunale faccia da "garante" alle trattative tra Cermec ed Erre Erre e chi da loro aspetta soldi. Ma l'ipotesi - seppur dolorosa - potrebbe garantire il salvataggio. Il che significa società sane e posto di lavoro assicurato per 50 famiglie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa