Il Tirreno

Un migliaio di anarchici a Carrara contro la guerra e contro il razzismo

Massimo Braglia
Un migliaio di anarchici a Carrara contro la guerra e contro il razzismo

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CARRARA. Circa un migliaio di libertari, provenienti da varie parti d'Italia, hanno preso parte al tradizionale Primo Maggio anarchico a Carrara. Al primo posto delle varie relazioni, sia i temi nazionali, come il no alla guerra in Libia («Non è una guerra per la libertà, ma per il petrolio») e la tutela dei diritti degli immigrati, sia anche temi locali, come il no all'escavazione selvaggia delle cave di marmo e la tutela dello storico palazzo del Politeama. Il ritrovo con i comizi e i canti della tradizione anarchica è stato in piazza Cesare Battisti, poi il corteo si è snodato per le vie del centro, per deporre le corone ai monumenti simbolo dell'amarchia, cioè a Ferrer, a Giordano Bruno, ad Alberto Meschi, alle vittime dei moti del 1894. Conclusione davanti al Politeama, storica sede del Germinal, chiuso da tre anni per cedimenti e crolli. «Troppi si dimenticano - ha tuonato dal palco Donato Landini - che in passato eravamo noi ad avere la pelle scura e a puzzare, quando emigravano in cerca di lavoro, ora invece impera il razzismo contro gli immigrati». Non è mancata una frecciata alla scelta di Papa Benedetto XVI di beatificare proprio oggi, Primo Maggio (ma anche San Giuseppe Artigiano) il suo predecessore: «Sì, è vero, anche Wojtyla ha fatto l'operaio, ma ha smesso subito, non c'è mica andato in pensione da operaio...». Critiche alla politica, ai "politicanti" di maggioranza e opposizione, appello al non votare alle prossime elezioni. Matteo Procuranti del comitato per la difesa del Politeama ha ripercorso la storia di quello che era uno splendido teatro, il secondo più grande della Toscana, e che poi è stato oggetto di ripetute speculazioni. Ha annunciato che venerdì prossimo 6 maggio alle 21, al cinema teatro Garibaldi, ci sarà un confronto pubblico con il sindaco Angelo Zubbani proprio sul futuro dello storico stabile. Giovanni Pedrazzi dei Cobas Marmo ha annunciato una grande mobilitazione e una lotta dei lavoratori dell'escavazione per una maggiore equità nella redistribuzione degli enormi utili che i concessionari ottengono al monte. Il relatore Francesco Carlizza, del gruppo Carlo Cafiero di Roma, ha ricordato la drammatica realtà dei morti sul lavoro, già 400 dal 1º gennaio a oggi, dei quali il 10% stranieri, e ha ribadito il no alla guerra e ai guerrafondai. Sull'immigrazione, ha aggiunto, è impossibile fermarla con la repressione: «Se ci pensate, visti i sussidi che nel nord del mondo si danno per la produzione di latte, guadagnano di più le vacche del nord che i contadini del sud del mondo. Quando si muore di fame, non ti ferma davvero la prospettiva di essere arrestato. Basta con il razzismo». Ha concluso il suo intervento ricordando il professor Luigi Lembo e Vittorio Arrigoni, il pacifista ucciso in Palestina. Un lungo applauso della piazza ha sottolineato le parole di Carlizza in ricordo di "Utopia", così era soprannominato Arrigoni.

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