Sicurezza
La Massese compatta: soltanto un gioco quelle foto su Facebook
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La Massese sotto: una foto su Facebook I giocatori dicono: immagini non postate da noi, non è colpa dei nostri due compagni. E niente bullismo
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MASSA. Stupiti, preoccupati e anche un po' arrabbiati. Alla vigilia della partita decisiva con il Pietrasanta, i giovani calciatori della Massese si ritrovano nel bel mezzo di una vicenda poco edificante: quelle immagini del loro "amico fragile", una persona debole e svantaggiata, legato e imbavagliato e, in un'altra foto, chiuso in un frigorifero per gelati (spento). Scatti di una festa tra ragazzi finite su Facebook, facendoi scattare proteste e interrogativi. Perchè a vedere quelle immagini subito si pensa a un episodio di bullismo e di violenza. Non è così, replicano i giocatori bianconeri. E tutti insieme, titolari e riserve, tornano a dire la loro su questa vicenda. «Punto primo - dice Luca Marcuccetti, il capitano, attorniato dai suoi compagni e a nome di tutta la Massese - quelle foto su Facebook non le abbiamo messe noi. Le ha postate un ragazzo estraneo, non un giocatore, un giovane che era anche lui, quella sera, nel locale in cui abbiamo fatto festa». Punto secondo: «Lo riconosciamo, è stata una leggerezza, una stupidaggine far circolare quelle foto su Facebook. Ma è sbagliato attrribuirne la responsabilità solo ai due nostri compagni (Dario Milianti e Alessandro Trabacchi): lo scherzo è avvenuto durante una cena di squadra a cui partecipavano 20 e più giocatori, tutta la rosa, e dove c'era anche altra gente: tifosi, amici. E quel gioco ha coinvolto tutti, tutti ne siamo eventualmente responsabili». Ma, e si arriva al punto terzo, «Quelle immagini, staccate dal contesto in cui sono state scattate, sono state fraintese. Non c'era alcuna cattiveria, nessuna volontà di sopraffazione. E poi la presunta vittima è la nostra mascotte, sta vicino alla squadra da anni, la aiutiamo e la sosteniamo, anche economicamente. E mai gli faremmo del male».
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