Il Tirreno

Il presidente restò nella società per 46 anni. Fu anche chiamato alla guida della Federazione ma rifiutò

Quando Chinaglia vestiva bianconero

Aldo Antola

In un'intervista del 2009 il patron ricordava il periodo d'oro della società

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 MASSA. Nel 2009 Il Tirreno pubblicò un'intervista a Vieri Rosati per ricordare la promozione in B delle zebre avvenuta nel 1970. Per ricordare il presidente scomparso ripubblichiamo quell'articolo scritto da Aldo Antola.  Vedendo quel signore dai capelli bianchi aggirarsi con aria incredula e triste sui gradini quasi deserti del campo sportivo Quartieri di Aulla dove due squadre dal tasso parrocchiale stavano giocando, chi avrebbe immaginato fosse la stessa persona che 38 anni fa era stata portata in trionfo in uno stadio degli Oliveti pieno fino all'inverosimile per la storica promozione in B della Massese? E' sì, parliamo di Vieri Rosati, classe 1930 (78 anni, portati con gusto), una grossa fetta di storia (quasi mezzo secolo nella Massese) bianconera con il raggiungimento della vetta più alta, la serie cadetta appunto. E con lui ripercorriamo quel periodo luminoso. «Sono stato 46 anni nella Massese - inizia a raccontare il Presidente - prima come socio e dirigente insieme ai vari Rinaldi, Bellacci, Moschini, Andreani e Carlo Pucci. Era presidente Angelo Tongiani che poi si era messo in politica e aveva deciso di non continuare». Come arrivaste alla B nella stagione 69-70? «Non fu un miracolo, tanto che l'avevamo sfiorata l'anno prima - chiarisce Rosati - decidemmo di prendere un tecnico capace ed amato come Cesare Meucci che 12 prima aveva fatto il giocatore-allenatore con noi e si raggiunse l'obiettivo davanti la Spal. Avremmo voluto continuare con Meucci ma lui scottato da una precedente retrocessione dalla B alla C decise di non rimanere. Optammo per Franco Viviani ma forse per inesperienza, non indovinammo i rinforzi e pur giocando bene moltissime partite, non ci salvammo. Poi abbiamo continuato sempre con buoni risultati in C vivendo anche con un settore giovanile curato che sfornava ogni anno atleti da prima squadra». Vieri in quegli anni è un giovane industriale rampante, in gamba, vitalissimo e viene chiamato dalla Federazione: diventa consigliere di Lega per tre legislature, 12 anni. Ma c'è un piccolo segreto che non aveva mai svelato. «C'è stato un periodo che dovevano sostituire alla presidenza Artemio Franchi - ammette Vieri Rosati - e ad un certo punto sbucò fuori il mio nome ma non accettati la candidatura: avrei dovuto stare tutta la settimana in Federazione ma i miei impegni di lavoro stavano crescendo e non potevo permettermi di sacrificare aziende e personale. Restai in Federazione con un impegno più importante: dovevo presiedere sempre la commissione che designava gli arbitri e forse per questo (lo dice scherzando) poi grossi torti non ne abbiamo più avuti». Al Presidente chiediamo poi i giocatori migliori avuti o valorizzati. «Tantissimi - riprende Vieri - grazie all'organizzazione, al lavoro del settore giovanile e dai nostri osservatori. Pescavamo spesso dai dilettanti con fortuna, vedi Albanese, Menconi, Burlando tutti poi finiti in serie A, per non parlare del capolavoro Giorgio Chinaglia, scovato In Inghilterra e dopo ceduto alla Lazio per 950 milioni (siamo nel 1966/7). Ma poi anche altri come Cerilli all'Inter, Vinazzani e il portiere Formisano al Napoli e tanti altri per la serie B». Abbiamo toccato l'attività privata, ha poi influito sull'ambiente calcistico? «Direi di no - ammette Vieri - anche se dovevo lavorare 24 ore al giorno Avevo l'azienda di prodotti siderurgici (conosciutissima a Massa come"Cencio"), di vendita di macchinari e prodotti per le cave come compressori, argani, corde ecc. Poi cinque cave in Garfagnana e due a Carrara più una segheria a Montignoso ed una al 115 (località confine Massa-Querceta). Negli anni della Federazione poi ero entrato in una società con l'altro dirigente Carlo Pucci dove insieme avevamo la maggioranza delle azioni. Era una società molto impegnata in Arabia Saudita dove con oltre duemila operai costruivamo strade con sopraelevate incredibili come quella che portava a Riad e quella all'aereoporto, oltre ad una villa del Re». E la Massese attuale. «Mi dispiece moltissimo e la seguo ancora tutte le domeniche sperando che qualcosa si muova. Non capisco perché questi dirigenti non siano riusciti a cedere la società a qualcuno, magari alla vecchia dirigenza. A gennaio scorso per esempio - incalza Vieri - avevano trovato un gruppo validissimo ed un tecnico all'altezza tanto che erano entrati nel giro playoff, la squadra era quasi pronta per tentare la B, andava molto bene. Con qualche ingresso in società o cessione della stessa e qualche ritocco alla squadra tutto poteva essere rivalutato moltissimo, invece licenziato Giannini e ceduti tutti i migliori e tutto è andato a rotoli. Io ho cercato di fare qualcosa mettendola in contatto con una persona interessata, il mio amico Fausto Manfredi: non so perché non abbiano trovato l'accordo». Ma ecco la formazione che conquistò la B, alla 38a giornata, 14 giugno 1970, Massese-Vis Pesaro 3-1. Massese: Formisano, Palù, Galassin, Vitali, Zana, Nenci, Colombo, Ciruel, Menconi, Fichera, Albanese.

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