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«Chi aiuta gli altri sa di essere a rischio»

La chiesa di Turano
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La chiesa di Turano

Il vescovo difende don Peretti: sicuri della sua innocenza. Ma l'indagine prosegue

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 MASSA. «Siamo al fianco di Don Peretti nella certezza che la sua innocenza verrà al più presto riconosciuta». L'inchiesta sulla prostituzione minorile che ha visto coinvolto anche il parroco di Turano (finito agli arresti domiciliari) va avanti. Ma il religioso incassa ancora una volta la solidarietà del suo vescovo. Intanto ieri l'avvocato di don Peretti ha chiesto ufficialmente la revoca dell'ordinanza di custodia cautelare.  Il parroco di Turano don Giuseppe Peretti da sabato è agli arresti domiciliari. E ogni giorno riceve testimonianze di solidarietà da parte dei fedeli. Ieri sul caso è tornato ad intervenire con una lunga lettera anche il vescovo Giovanni Santucci esprimendo, prima di tutto, «solidarietà cristiana» per ciò che è accaduto all'anziano sacerdote.  «La Chiesa di Massa Carrara e Pontremoli - scrive il vescovo - sconcertata dalla notizia che ha visto, proprio alla vigilia della Pasqua, un proprio sacerdote sottoposto, per ordine dell'Autorità giudiziaria, agli arresti domiciliari, esprime a don Giuseppe Peretti i sentimenti della propria cristiana solidarietà. E' al suo fianco nella preghiera e nella certezza che la sua innocenza verrà al più presto riconosciuta e che egli potrà ritornare alla guida della comunità di fedeli, alla quale da tanti anni dedica il suo impegno sacerdotale con dedizione e partecipazione».  Il vescovo dice di confidare nella capacità della magistratura e di aver fiducia nella serietà e nella professionalità degli inquirenti. «Auspichiamo - continua il messaggio della Curia - che la vicenda possa concludersi nel più breve tempo possibile e con la dichiarazione della piena estraneità ai fatti di don Peretti, da tutti conosciuto come sacerdote attento ai bisogni dei più deboli, a fianco degli emarginati, pronto a battersi per chi ha necessità ed ad offrire loro il suo sostegno, sia spirituale che materiale».  Proprio questo modo di essere avrebbe esposto il parroco al rischio di accuse. «Le vicende di questi giorni - va avanti il vescovo - stanno destando tanto clamore negli organi di informazione e nell'opinione pubblica. Ma purtroppo non sono estranee ai rischi di chi è solito operare in prima linea sul fronte delle marginalità. Chi si impegna nella solidarietà, chi, per scelta e per missione, è solito aprire la porta di casa a quanti hanno bisogno, senza guardare chi essi siano, sa di correre dei rischi. Ma l'accoglienza, per la Chiesa e per il cristiano, è impegno ineludibile». Per la curia «la solidarietà si esplica in atteggiamenti non in linea con i metodi di una società che vuole cercare nelle cose e nelle esperienze di vita o nei gesti delle persone non il segno della carità, ma gli effetti di un'etica del profitto, dove ciò che accade è esclusivamente frutto di un prezzo che si è pagato o si deve comunque pagare. Ma questi atteggiamenti non possono né devono essere confusi con forme morbose di molestia e, tanto meno, con ipotesi di reato».  L'inchiesta ha finora portato a tre misure di custodia cautelare. Ai domicialisri, oltre al parroco, sono finiti anche Guerrino della Bona, gestore di una gelateria in piazza della Stazione e un magrebini. per gli inquirenti emtrambi avrebbero fruito delle prestazini sessuali di due ragazze minorenni di origine rumena. Per il parroco, accusato dalle stesse ragazze, si parla di semplici "molestie" e palpeggiamenti. G.D.

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