Il Tirreno

Facebook vietato ai comunali

Facebook vietato ai comunali

Scatta il filtro ai siti dei social network, navigazione interdetta

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Scattata la black list anche a palazzo civico. Con un po' di ritardo rispetto alla data di emanazione della circolare del ministro Brunetta (è del 2009), in questi giorni il ced comunale sta provvedendo a oscurare Facebook, Youtube e altri siti dai pc dei dipendenti comunali.  Per la verità, da quanto trapela - per il momento, anche i sindacati preferiscono non intervenire sul tema - alla base dell'iniziativa non ci sarebbero segnalazioni di abusi, o notizie di qualche dipendente particolarmente appassionato di live messenger, Facebook, Twitter e siti analoghi.

Semplicemente, al ced, il centro elaborazione dati che "governa" il server centrale, a cui via intranet sono collegati tutti i pc di palazzo comunale, nei giorni scorsi è arrivata una circolare, a firma del sindaco, in cui si dava mandato di oscurare i siti inseriti in una "black list", terminologia ripresa pari pari dalla direttiva del ministro della funzione pubblica Brunetta.  I primi a saltare sono stati Facebook e Youtube, subito dopo, i siti dei giornali sportivi. Non sarà invece proibita la navigazione nei siti di informazione generale. Il lavoro non è ancora stato completato.

Come spiegano dal Comune, ogni dipendente per accedere alla rete internet deve autenticarsi, e poi si connette attraverso il server centrale. Con una metodologia ababstanza complessa è possibile escludere alcuni indirizzi.  Nella sua direttiva del 2009, il ministro Brunetta in merito all'utilizzo della rete internet spiegava: «In capo all'ammoninistrazione datore di lavoro, alla cui proprietà è riconducibile il sistema informativo (ivi inclusi le apparecchiature, i programmi e i dati inviati, ricevuti e salvati) è posto l'onere di predisporre misure per ridurre il rischio di usi impropri di internet, consistenti in attività non correlate alla prestazione lavorativa, quali la visione di siti non pertinenti, l'upload e il download di files, l'uso di servizi di rete con finalità ludiche o comunque estranee all'attività lavorativa».

Ovviamente, si invitava ad adottare software idonei a impedire l'accesso a siti con contenuti e finalità vietati dalla legge. E si proseguiva chiedendo di adottare un utilizzo di filtri per prevenire l'accesso a determinati siti, da inserire in una "black list".

Insomma, su internet sì, ma non per svago.

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