Gioco
«Mancano decine di milioni»
Palmerio (Fli): l'errore fu distruggere il regolamento del '95
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Decine, anzi, centinaia di milioni: è la cifra che secondo Guido Palmerio di Futuro e libertà manca alle casse comunali, per il fatto di non aver concretizzato fin dal 1995 quanto stabilito dal regolamento degli agri marmiferi, ovvero la percentuale del 10% sul valore dell'escavato. In vista di una conferenza generale sugli agri marmiferi, il finiano cerca di determinare il valore di mercato del marmo. «Il valore - osserva Guido Palmerio - è indispensabile per verificare la congruità delle cifre che il Comune dovrebbe incassare se fosse rispettata la giurisprudenza in materia. Non essendo facilmente disponibili, i prezzi per blocchi grezzi, i valori sono stati calcolati dai listini per lavorati, ovviamente considerando gli sfridi e sottraendo il valore delle lavorazioni, e da preventivi ottenuti da varie aziende. Le quantità e qualità del cavato sono state individuate dallo stesso Comune». E aggiunge: «L'estratto globale è quasi un milione di tonnellate distinto in 4 fasce per qualità merceologica di diverso valore. La prima fascia, 35.000 tonnellate di materiale scadente. La seconda, la maggioranza dell'estratto, 600.000 tonnellate di media qualità. La terza e la quarta, materiali d'eccellenza, statuario e affini, 190.000 tonnellate più 140.000. Ora applicando una media di 80 euro a tonnellata per la prima, 150 per la seconda, 400 per la terza e 1.000 euro per la quarta, raggiungiamo un valore globale di 300 milioni di euro per anno». Secondo il finiano, «Il costo di escavazione si aggira sui 50 euro a tonnellata, considerando gli addetti e il macchinario da ammortizzare. Il valore aggiunto è dunque di 250 milioni di euro per anno, determinato per il 70% dallo statuario, mentre la percentuale del cavato per questo materiale è solo del 15%. Scandaloso poi che il Comune incassi la irrisoria cifra di circa un milione di euro per l'affitto ossia meno dello 0.7 % sul valore della produzione dello statuario». Palmerio ricorda che il regolamento del 1995 quand'era sindaco la Fazzi Contigli, prevedeva scadenza ventennale delle concessioni, calcolo dei canoni sul valore di mercato, divieto di sub affitto e obbligo di rilasciare le licenze di concessione entro 12 mesi, termine poi prorogato di altri 6 mesi. Ma, aggiunge, «Le concessioni non furono mai rilasciate, tant'è che ancora oggi si cava senza titolo e il suo regolamento fu demolito dalla delibera nº 36 del 2002 cambiando gli art. 9; 10; 16, introducendo l'accordo con le società per la determinazione del canone. Il mancato incasso provocato alle pubbliche amministrazioni dal 1995 in seguito alla mancata applicazione del regolamento della sig.ra Contigli e poi al suo completo stravolgimento con la delibera n. 36 del 2002 è enorme. L'importo del canone di concessione e l'indennità ambientale oggi incassati dal Comune è circa euro 6.000.000, mentre quello che dovrebbe essere incassato, calcolando il 10% del valore di mercato, come per i normali sub affitti e il 5% come previsto dalla legge regionale sarebbe di euro 45.000.000 per anno. Facile dunque calcolare l'ammanco, che raggiunge la stratosferica cifra di euro 585 milioni per 15 anni. Da considerare che se il 10% per il calcolo del canone potrebbe essere anche troppo oneroso per le cave più povere, è evidente che per quelle che estraggono il materiale di eccellenza l'aliquota è certamente inadeguata». Una soluzione: «Mettere all'asta le concessioni, l'asta è una situazione legale, prevista dalla legge in materia, che metterebbe il Comune al riparo da qualsiasi azione legale», conclude Palmerio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
