Attenzione
E l'avvocato Bugliani chiede la libertà
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IL LEGALE. Giacomo Bugliani difende il sacerdote Il legale: è innocente, presenteremo istanza di riesame
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MASSA. Giacomo Bugliani, legale di Don Giuseppe, non ha ancora in mano tutti gli atti. Ma un'idea sulla vicenda se l'è fatta. E ci tiene a sottolineare che «nell'inchiesta la posizione del parroco è marginale». E per chiarire, aggiunge che «la contestazione dell'accusa è lieve, ancor più lieve della molestia, siamo lontani mille miglia - puntualizza a chiare lettere - dallo sfruttamento della prostituzione minorile o dall'abuso». Tanto che il legale non ha timore a dire che «la misura cautelare è eccessiva» e la motiva soltanto per estensione. Tradotto: «La severità dei domiciliari, che si giustifica forse per altre posizioni, è stata poi estesa al parroco». E proprio per questo l'avvocato è pronto a presentare istanza di riesame al Tribunale della libertà, competente in materie di misure cautelari. La speranza è che il parroco torni in libertà. Del resto - l'avvocato lo ribadisce - «non si ravvisa nè rischio di fuga, nè reiterazione del reato (motivi per cui è prevista, appunto, la misura cautelare ndr)». Il legale non ha dubbi:«La posizione di Don Peretti è collaterale, siamo convinti della sua completa estraneità, il sacerdote è depresso e sconvolto, ma ha la forza dell'innocenza». E proprio per la marginalità della sua posizione - secondo la difesa - «ci sono tutti i presupposti per evitare il processo». Giacomo Bugliani esclude che possano esserci prove a carico del parroco: «Allo stato degli atti non risultano nè intercettazioni, nè foto. E le minori non avrebbero mai fatto il nome di Don Peretti, gli inquirenti lo avrebbero identificato attraverso una ricostruzione. Contro il parroco ci sono soltanto le parole delle ragazze che non parlano neppure italiano». Ma don Peretti - questa la domanda - sa chi sono le persone che lo accusano? «No, il sacerdote - continua il legale - non le ha viste neppure in foto, lui è abitituato ad accogliere bisognosi, sempre sulla soglia, non in casa». Adesso a decidere, se confermare o revocare i domiciliari, sarà il Tribunale della libertà. C.S.
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