Gioco
«Don Peretti ha sempre fatto del bene»Fedeli in veglia sotto la casa del parroco
Chiara Sillicani e Gabriele Dini
La comunità di Turano si stringe attorno al suo prete, con loro anche il sindaco Pucci
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Su una lingua d'asfalto grigia, la chiesa di Turano spicca soltanto per il suo campanile. La porta che si affaccia sull'Aurelia, quasi un monito alla spiritualità tra camion che passano e clacson che suonano. Eppure, oltre la soglia di quella chiesa immersa tra il cemento, c'è una comunità ecumenica coesa. Convinta che Don Giuseppe sia innocente. Così convinta da scriverlo in grandi striscioni. Appesi al campanile, alla canonica. «Ti vogliamo bene»; «Una piccola chiesa ma un grande parroco», queste le parole scritte sui manifesti comparsi accanto alla chiesa.
Per quei fedeli non esiste Pasqua senza don Giuseppe. C'è un sacerdote a sostituirlo, ma non è la stessa cosa. Finisce la messa del giorno di Pasqua e l'intera comunità si trasferisce, unita, nel cortile davanti alla canonica. Una scena simile si ripete all'ora dei Vespri nel giorno di Pasquetta. La piccola comunità di Turano si stringe attorno al suo parroco. La testa imbiancata dagli anni di don Giuseppe spicca dietro i vetri scuri della finestra.
Il parroco non può uscire, ma per i cittadini di Turano è sufficiente che senta. Applaudono, a lungo, battono le mani fortissimo. Poi nel giorno di Pasqua si affidano alla musica. La chitarra scandisce le note e i fedeli intonano la canzone preferita del sacerdote: "Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore". Per loro non c'è necessità di accertamenti, sono sicuri che il parroco sia innocente. Don Peretti ascolta, con lui, in canonica, c'è il suo avvocato. Il religioso si avvicina alla finestra, la apre, mostra il volto e piange.
I suoi fedeli non aspettano le verifiche giudiziarie, gli sviluppi dell'inchiesta, non prendono neppure in considerazione l'eventualità che, non il prete, ma l'uomo, abbia sbagliato. E ringraziano Don Giuseppe per tutto quello che ha fatto per loro. Un rituale che si ripete anche nel giorno del lunedì dell'Angelo. Il pubblico dei fedeli si riunisce nella piazzetta sotto la finestra della canonica. Ad ogni Ave Maria ripetuto dai fedeli il numero di persone arrivate a portare il loro abbraccio al parroco sembra crescere. Dalla chiesa vengono portate fuori le panche per far sedere i fedeli. Attorno, sotto il monumento ai caduti, la gioia innocente dei bambini che si rincorrono, ignari dello shock che ha colpito la loro comunità.
Don Peretti resta per tutto il tempo dietro la finestra ad ascoltare la litania delle preghiere che sembra ripetersi all'infinito. Alla fine quella finestra si apre e il parroco si affaccia a salutare per pochi attimi. Non dice niente ai suoi fedeli Don Pieretti. Basta la sua apparizione a scatenare l'applauso, a far scorrere lacrime sui volti delle signore.
Il parroco richiude subito, sparisce di nuovo dietro i vetri. Ma la gente continua ad applaudire quell'uomo ai loro occhi innocente, quell'uomo sulla cui estraneità all'oscura vicenda tutti i fedeli sarebbero pronti a scommettere. «L'hanno messo in croce - spiega una signora - è impossibile che abbia fatto una cosa del genere.
L'unico suo errore? Essere troppo generoso. Ha sempre fatto entrare tutte le persone bisognose in canonica. D'ora in avanti bisognerà fare più attenzione». Nelle ultime file, ad ascoltare le preghiere, c'è anche il sindaco Roberto Pucci. «Non ho niente da dire su questa vicenda - afferma - sono amico di Don Peretti da 47 anni e sono qui solo come amico».
Quando il parroco, finito agli arresti domiciliari, si affaccia di nuovo il primo cittadino è in mezzo ai fedeli e si alza in punta di piedi per incrociare gli occhi dell'amico finito sotto accusa. Poco distante anche l'assessore provinciale domenico Ceccotti si dice incredulo per l'accaduto.
Alla fine la gente tarda a disperdersi. La parola passa alla magistratura, visto che l'avvocato di don Peretti domani chiederà l'annullamento dei domiciliari.
Per quei fedeli non esiste Pasqua senza don Giuseppe. C'è un sacerdote a sostituirlo, ma non è la stessa cosa. Finisce la messa del giorno di Pasqua e l'intera comunità si trasferisce, unita, nel cortile davanti alla canonica. Una scena simile si ripete all'ora dei Vespri nel giorno di Pasquetta. La piccola comunità di Turano si stringe attorno al suo parroco. La testa imbiancata dagli anni di don Giuseppe spicca dietro i vetri scuri della finestra.
Il parroco non può uscire, ma per i cittadini di Turano è sufficiente che senta. Applaudono, a lungo, battono le mani fortissimo. Poi nel giorno di Pasqua si affidano alla musica. La chitarra scandisce le note e i fedeli intonano la canzone preferita del sacerdote: "Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore". Per loro non c'è necessità di accertamenti, sono sicuri che il parroco sia innocente. Don Peretti ascolta, con lui, in canonica, c'è il suo avvocato. Il religioso si avvicina alla finestra, la apre, mostra il volto e piange.
I suoi fedeli non aspettano le verifiche giudiziarie, gli sviluppi dell'inchiesta, non prendono neppure in considerazione l'eventualità che, non il prete, ma l'uomo, abbia sbagliato. E ringraziano Don Giuseppe per tutto quello che ha fatto per loro. Un rituale che si ripete anche nel giorno del lunedì dell'Angelo. Il pubblico dei fedeli si riunisce nella piazzetta sotto la finestra della canonica. Ad ogni Ave Maria ripetuto dai fedeli il numero di persone arrivate a portare il loro abbraccio al parroco sembra crescere. Dalla chiesa vengono portate fuori le panche per far sedere i fedeli. Attorno, sotto il monumento ai caduti, la gioia innocente dei bambini che si rincorrono, ignari dello shock che ha colpito la loro comunità.
Don Peretti resta per tutto il tempo dietro la finestra ad ascoltare la litania delle preghiere che sembra ripetersi all'infinito. Alla fine quella finestra si apre e il parroco si affaccia a salutare per pochi attimi. Non dice niente ai suoi fedeli Don Pieretti. Basta la sua apparizione a scatenare l'applauso, a far scorrere lacrime sui volti delle signore.
Il parroco richiude subito, sparisce di nuovo dietro i vetri. Ma la gente continua ad applaudire quell'uomo ai loro occhi innocente, quell'uomo sulla cui estraneità all'oscura vicenda tutti i fedeli sarebbero pronti a scommettere. «L'hanno messo in croce - spiega una signora - è impossibile che abbia fatto una cosa del genere.
L'unico suo errore? Essere troppo generoso. Ha sempre fatto entrare tutte le persone bisognose in canonica. D'ora in avanti bisognerà fare più attenzione». Nelle ultime file, ad ascoltare le preghiere, c'è anche il sindaco Roberto Pucci. «Non ho niente da dire su questa vicenda - afferma - sono amico di Don Peretti da 47 anni e sono qui solo come amico».
Quando il parroco, finito agli arresti domiciliari, si affaccia di nuovo il primo cittadino è in mezzo ai fedeli e si alza in punta di piedi per incrociare gli occhi dell'amico finito sotto accusa. Poco distante anche l'assessore provinciale domenico Ceccotti si dice incredulo per l'accaduto.
Alla fine la gente tarda a disperdersi. La parola passa alla magistratura, visto che l'avvocato di don Peretti domani chiederà l'annullamento dei domiciliari.
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