Sicurezza
«Grazie per avere salvato me e la mia bambina»
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Michela Simonelli col marito Gianni Peselli sono felici per larrivo della piccola Giulia Mamma Michela: momenti drammatici ma i sanitari sono stati bravi
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PONTREMOLI. «Devo dare un grosso bacio e rivolgere un grande grazie ai sanitari che hanno permesso alla mia piccola Giulia di venire al mondo, senza dimenticare l'aiuto dato a me che, operata d'urgenza nel cuore della notte, ho rischiato grosso. Lancio un appello all'Asl: per favore, riaprite il punto nascita, saranno così evitati rischi per madri e neonati». Sul lettino dell'Ospedale pediatrico apuano, provata ma felice, Michela Simonelli racconta la sua avventura, perchè di tale si tratta, iniziata nella notte tra venerdì e sabato scorsi quando, dalla propria abitazione di Pontremoli, assieme al marito, Gianni Peselli, è giunta al pronto soccorso del Sant'Antonio Abate da dove è stata subito dirottata all'ex maternità, chiusa lo scorso 23 febbraio. «Attorno all'una di notte - racconta Michela - ho intuito che qualcosa stesse accadendo e quindi ho detto al mio marito di portarmi all'ospedale: ero incinta di sette mesi e perciò non c'era tempo da perdere. I medici hanno subito intuito che erano di fronte a un caso urgente, dato che mi si stava staccando la placenta e quindi è stata avviata la procedura. Sarebbe dovuto intervenire un ginecologo in servizio di reperibilità, mi hanno detto, ma il tempo stringeva e così qualcuno ha pensato di avvisare il dotor Fabrizio Benelli che abita a Pontremoli. In pochi minuti è arrivato e, vista la situazione, è stato deciso di effettuare il taglio cesareo. Provvidenziale, devo dire, l'arrivo di questo medico. Adesso tutto è finito bene e la nostra Giulia è in incubatrice ma non corre pericolo. Mi domando però cosa avrrebbe potuto accadere se quel medico non fosse arrivato in tempo. Inoltre mi chiedo e lo chiedo a chi di competenza: perchè chiudere un reparto che funzionava bene, ho sempre sentito dire, punto di eccellenza per la sanità lunigianese? Secondo noi è troppo distante l'ospedale pediatrico di costa, irraggiungbile, come nel mio caso, durante parti d'urgenza. Così corrono rischi sia le madri che i nascituri; voglio sperare che ciò mai accada, ma, come nel mio caso, il rischio c'è stato e anche grosso». Michela Simonelli tira un sospiro, quasi a voler scacciare il ricordo della notte precedente. Ma è felice: ha 37 anni e Giulia è la primogenita. Michela di professione è insegnante di educazione musicale alla scuola media di Fornovo e adesso, dopo anni trascorsi in mezzo ai ragazzini, finalmente ha una bambina tutta sua. Fabrizio Palagi ALTRO SERVIZIO A PAG. 13
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