Il Tirreno

Si apre la battaglia con il Comune che rivuole i soldi erogati: vie legali o conciliazione politica

«L'indennità non la restituiamo»

Un consiglio comunale
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Un consiglio comunale

I consiglieri: ci abbiamo anche pagato le tasse, chi ce le rimborsa?

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 CARRARA. I consiglieri sono pronti a fare fronte unico contro il Comune nella querelle dei rimborsi delle indennità. Dopo tanto discutere su una sentenza della Corte dei Conti, adesso la partita potrebbe finire a carte bollate. Si, perchè i consiglieri non hanno nessuna intenzione di restituire i soldi al Comune: «Sulle indennità ricevute abbiamo anche pagato le tasse, quelle chi le restituisce?». Un coro quasi unanime per rivendicare non solo la presunta "illeggitimità" delle richieste di restituzione ma anche per chiarire «che il compito dei consiglieri non si esaurisce nelle commissioni e nei consigli ma è un'attività giornaliera fatta di colloqui e telefonate con i cittadini». Rivendicazioni portate avanti con forza ieri mattina da Roberto Conserva nella commissione Affari Generali trovando il pieno sostegno bipartisan degli altri consiglieri presenti.  Entro maggio, i consiglieri interessati dovranno eventualmente opporsi alla richiesta di rimborso. Va quasi esclusa l'azione legale contro il Comune, e si parla di "messa in mora" e diffide verso dirigenti comunali. Prima di arrivare a tanto però resta la strada della conciliazione politica: nei prossimi giorni i consiglieri coinvolti (di tutti gli schieramenti politici) ne discuteranno.  Ricordiamo che la richiesta di rimborso delle indennità nasce da una possibilità nata "leggittima" e divenuta "illeggitima". Infatti fino al 2007 i consiglieri potevano scegliere se percepire una indennità mensile fissa oppure il gettone a presenza. La maggior parte ha scelto l'indennità mensile fissa alla quale poi veniva decurtata una certa cifra calcolata sulle mancate presenze in consiglio e nelle commissioni. Ma in alcuni casi ad esempio le commissioni non venivano convocate e quindi si incassava; e così via per altre circostanze. Così alla fine capitava che un consigliere arrivava a percepire un idennità maggiore di quella che in realtà gli sarebbe spettata calcolando le presenze nell'attività politica (consiglio e commissioni). Qualcuno continua a definirli «costi della democrazia» ma la legge da qualche anno prevede di ridurre le spese. E proprio in virtù di questa indicazione del legislatore si sarebbero mossi i dirigenti del Comune, adesso attaccati dai consiglieri.  Sulla notifica della richiesta di restituzione di circa 2.700 euro che il Comune ha inoltrato al consigliere Andrea Vinchesi dell'Udc, ricevuta solo per l'anno 2007 (perché dal 2008 il comune ha pagato ai consiglieri, fino a oggi, i gettoni di presenza), interviene il suo legale, avvocato Sandro Castro: "La richiesta di restituzione rivolta dal comune ai consiglieri mi sembra assai tardiva e, pertanto, contraria ai principi di efficienza, di buona fede e di legittimo affidamento dei cittadini e dei pubblici amministratori». Sottolinea che vi sono «consiglieri che non hanno partecipato all'adozione della delibera del consiglio comunale di giugno 2003; consiglieri neo-eletti nel 2007; a essi non può essere legittimamente opposta, per giunta dopo vari anni dall'elezione, la restituzione di somme che è stato il Comune stesso ad assegnare». L.Bo.

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