Il Tirreno

«C'era un progetto da 800mila euro l'anno»

«C'era un progetto da 800mila euro l'anno»

Il dottor Rasetto: prima del crack doveva nascere un centro risvegli

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 CARRARA. La parte alta del cervello, quella del pensiero, senza ossigeno sopravvive solo 4 minuti. Quella più bassa, delle emozioni, fino a quindici. Al settimo piano del monoblocco - nel reparto che sta per chiudere - ci sono quattro pazienti che hanno subito danni della parte più alta del cervello. Molti di loro anche se incoscienti, conservano le emozioni.  In termini clinici li chiamano «pazienti in stato di coma prolungato», quelli cioè che sono in quelle condizioni da un periodo che supera almeno i 6-10 mesi. «Per loro - spiega il dottor Claudio Rasetto, responsabile dei pazienti in coma ricoverati al settimo piano del monoblocco - c'è un percorso indicato dalla Regione Toscana (delibera del 2005) che prevede il ricovero presso strutture specifiche, ossia in residenze sanitarie assistite (Rsa)».  «Da qui - continua il responsabile dei pazienti in coma ricoverati al settimo piano - l'ipotesi di Pontremoli, anche se non abbiamo ancora una data precisa riguardo il trasferimento. Certo, ne abbiamo già parlato con i parenti dei pazienti, abbiamo fatto una riunione la settimana scorsa con tutti loro anche per studiare un sistema di trasporto, ad esempio un pullmino che possa agevolarli. Prima di arrivare a Pontremoli avevamo chiesto anche disponibilità alle Rsa della zona di costa, come la casa di riposo Regina Elena e l'Ascoli a Massa. Però, al momento, entrambe le strutture non sono attrezzate per affrontare questa situazione e la tipologia di assistenza necessaria ai pazienti. Ma non è detto che, se andrà in porto il trasferimento a Pontremoli, ci bruceremo tutti i ponti. In sostanza - ci tiene a sottolineare Rasetto - continueremo a cercare soluzioni alternative nella zona di costa: il ricovero ospedaliero, al monoblocco era inappropriato a monte. Quel reparto va ristrutturato».  Ma la soluzione della Rsa a Pontremoli, e su questo il dottor Rasetto è molto chiaro, è dettata principalmente dalle ristrettezze del budget. Perchè la Asl 1, per i pazienti in coma, aveva individuato tutto un altro percorso.  «La nostra Asl, nel 2009, aveva messo a punto un progetto sperimentale - spiega il dottor Rasetto - che prevedeva una soluzione diversa: e cioè la creazione di un reparto ospedaliero (quello che dai non addetti ai lavori viene chiamato "dei risvegli" ndc) che seguisse i pazienti fin dalle prime fase dello stato di coma». Il progetto era già bell'e pronto: 12 posti letto e nuove assunzioni in programma comprese. Ma c'era solo un problema, diventato enorme dopo la crisi di bilancio dell'Asl. «Quel reparto, che sulla carta sarebbe dovuto servire anche per portare nuovi pazienti sul territorio - afferma Rasetto - sarebbe costato 800mila euro l'anno».  Manco a parlarne dopo il crack e il deficit milionario.  Allora la strada che l'azienda sta seguendo è diventata quella della Rsa. Di qui il trasferimento annunciato - ai familiari dei pazienti già dalla settimana scorsa - a Pontremoli. Un problema etico, lo hanno definito alcuni sindacalisti. Ma anche di posti di lavoro. In quel reparto al settimo piano, dove ci sono 4 camere a pagamento, 4 pazienti in coma e una stanza riservata ai malati terminali, lavorano cinque infermieri e sette operatori socio sanitari (Oss), della cooperativa Compass. E visto l'aria che tira per loro il trasloco a Pontremoli potrebbe significare l'addio al posto di lavoro. Il contratto, in realtà, scade nel 2012. Speravano di essere assunti direttamente dall'Asl, come è avvenuto nell'azienda di Viareggio. Ma adesso tutto sembra più complicato. A.V.

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