Sicurezza
Concussione, tre anni al tecnico Asl
Chiara Sillicani
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CHAMPAGNE. Anche il vino tra i prodotti richiesti Chiedeva champagne, vino e soldi per chiudere un occhio sui controlli
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MASSA. Dopo una lunga camera di consiglio il giudice Ermanno De Mattia ha deciso: condanna a tre anni di reclusione per Stefano Rustighi, il 62enne tecnico dell'Asl finito nelle aule di tribunale con l'accusa di concussione. Il giudice ha disposto anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e la devoluzione all'erario di tutti i beni che gli sono stati sequestrati. Denaro, bottiglie di vino e di champagne. Perché la vicenda ruota proprio intorno a tante «cose buone» (gli inquirenti la soprannominarono operazione agnello) che il Rustighi chiedeva a titolari di cooperative o imprese per chiudere un occhio su controlli che doveva fare nelle loro aziende. Da tecnico della prevenzione - questa era la sua qualifica all'Asl - aveva, infatti, funzioni di pubblico ufficiale: poteva fare controlli sui luoghi di lavoro, a garanzia della sicurezza, e sanzionare. E proprio per aver abusato di quel potere - secondo il pm Federico Manotti - si configura la concussione. Ieri, durante il rito abbreviato di fronte al giudice Ermanno De Mattia, il pm ha, infatti, ricostruito le tesi accusatorie. Rustighi - Manotti ripercorre la storia - convocava nel suo ufficio titolari di imprese, spiegava di aver riscontrato irregolarità per cui erano previste multe. Ma si diceva disponibile a chiudere un occhio. Ad una condizione: che gli venissero portate «cose buone», dall'agnello di Zeri, alle cassate, dai cesti natalizi allo champagne. Il pm ha contestato 13 episodi di concussione: imprenditori sotto pressione di fronte alle ripetute richieste del tecnico. Insomma, secondo l'accusa, Rustighi avrebbe abusato del suo potere mettendo in condizioni di «inferiorità» gli interlocutori e chiedendo regali. Non solo cose buone però: perché ad alcuni dei 13 Rustighi chiede anche denaro. Buste che contenevano dai 1000 ai 1500 euro. Soldi che - ha spiegato durante gli interrogatori - erano destinati ad una terza persona. Perché ai titolari di aziende faceva una proposta: un appalto nel settore navale. Raccontava di conoscere un importante imprenditore iraniano, con grosse commesse, disposto a dare lavoro. E c'è chi i soldi li ha consegnati, ma l'appalto non è mai arrivato. Tanto che l'accusa - lo ha ribadito in aula - ipotizza che quell'imprenditore non esista. Federico Manotti contestava a Rustighi anche il falso e la truffa ai danni dell'Asl per «aver attestato di essere al lavoro» mentre si trovava da tutt'altra parte. Ma soprattutto il pm, ieri in aula, ha sottolineato due aspetti: la «continuazione» del reato (tradotto:le ripetute richieste di denaro) e la recidiva (riferendosi ad un precedente patteggiamento di Rustighi per truffa ai danni dell'Inps). L'accusa ha chiesto, infatti, la condanna a 6 anni (9, ma ridotti di un terzo per il rito abbreviato). Di tutt'altra opinione la difesa: per gli avvocati Giuseppe Dal Papa e Chiara Spediacci non c'è stata concussione, ma eventualmente corruzione. Il che significa che gli imprenditori non erano in condizione di inferiorità rispetto a Rustighi e che non c'è stato abuso di potere. E a conferma si sono riferiti al fatto che nessuno di loro si è costituito parte civile (come ha fatto l'Asl). E, in tema di buste e denaro, la difesa ha delineato la possibilità del raggiro e non, appunto, della concussione. Il giudice ha riconosciuto che in 8 dei 13 casi indicati dal pm la concussione c'è stata. Ha invece deciso l'assoluzione in due casi: in uno Rustighi aveva avuto un uovo di Pasqua, nel'altro sei bottiglie di vino, ma non denaro. Ermanno De Mattia ha convertito il reato da concussione a truffa in altri tre episodi. E ha accolto, invece, l'ipotesi dell'accusa di truffa ai danni dell'Asl. Ha condannato Rustighi (arrestato a luglio e attualmente ai domiciliari) a tre anni di reclusione.
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