Il Tirreno

A denunciare il legale un’impiegata delle poste e il padre di un giovane vittima di incidente

Accusato di appropriazione indebita

Accusato di appropriazione indebita

L'avvocato Sergio Lalli avrebbe trattenuto assegni di clienti

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 CARRARA. Avvocato alla sbarra per appropriazione indebita. Si è aperto ieri mattina, davanti al giudice Cosimo Maria Ferri e al pm Alberto Dello Iacono, il processo a carico del legale Sergio Lalli. L'accusa è di appropriazione indebita degli assegni risarcitori di alcuni clienti. A fargli causa una impiegata delle Poste di Spezia e il padre di un ragazzo carrarese vittima di un incidente.  Ieri mattina è stato aperto il procedimento e si sono costituite le parti civili: Stefania Ravani, assistita dalla dottoressa Linda Zanello del foro di La Spezia; e Maurizio Corsi, rappresentato dall'avvocato Andrea Lazzari. Il legale Sergio Lalli è invece difeso dall'avvocato Andrea Copello del foro di Genova. Il processo, non è entrato nel vivo. Il giudice ha però accolto la costituzione delle parti civili e ha rinviato al 31 maggio.   Vinse la causa con le Poste: l'avvocato le trattenne gli assegni. Nel capo di imputazione l'accusa mossa nei confronti dell'avvocato Sergio Lalli è di appropriazione indebita. Il primo episodio risale all'agosto del 2009: l'avvocato Lalli si sarebbe appropriato di due assegni postali (non trasferibili) emessi a favore della spezzina Stefania Ravani dalle Poste italiane, di 1.308,15 e 39.671mila euro, di cui aveva possesso in qualità di legale della Ravani nella causa di lavoro tra la stessa e le Poste. «In particolare - si legge nel capo di imputazione - tratteneva gli assegni a garanzia del proprio credito vantato nei confronti della cliente per spese e competenze relative all'incarico professionale espletato per un importo di 9.586mila euro, importo superiore a quanto liuquidato con sentenza del tribunale della Spezia (sezione Lavoro)». L'avvocato avrebbe, quindi, impedito alla cliente di incassare gli assegni nel termine previsto, restituendoli alle Poste e rendendoli, quindi non più negoziabili.   Niente risarcimento e parcella da 25mila euro al padre del figlio vittima di un incidente. Un'altra parte civile. E un altro ex cliente, il carrarese Maurizio Corsi, che accusa di appropriazione indebita l'avvocato Sergio Lalli. Questa volta nel mirino un assegno bancario emesso a favore del Corsi dalla Fondiaria Sai Assicurazioni, di importo di 36.022mila euro. E di cui l'avvocato aveva possesso in qualità di legale di Corsi nella causa civile di risarcimento danni fra il figlio minorenne e la Sai assicurazioni. In particolare il legale tratteneva - si legge nel capo di imputazione - «indebitamente il titolo a garanzia del proprio credito vantato nei confronti del cliente, per spese e competenze relative all'incarico professionale. Per un importo di 25mila euro. Importo, peraltro, contestato dal Corsi e superiore a quanto liquidato con sentenza del tribunale civile di Massa». Anche in questo caso, trattenendo l'assegno, è stato impedito l'incasso, rendendolo non più negoziabile.  Ma a quel punto l'avvocato Lalli avrebbe scritto alla compagnia di assicurazioni: «comunicando - recita il capo di imputazione - di aver smarrito il titolo nell'inoltrarlo a mezzo posta al beneficiario. E, contemporaneamente, notificava atto di pignoramento presso terzi perchè si dichiarava creditore del Corsi per prestazioni non solute, mentre in realtà spediva al cliente a mezzo posta solo il preavviso di parcella da 25mila euro, senza l'assegno risarcitorio». A.V.

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