Il Tirreno

A rischio reparto con pazienti in coma

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Il monoblocco dell’ospedale cittadino e sotto personale in un reparto
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Il monoblocco dell’ospedale cittadino e sotto personale in un reparto

Tagli al personale, riassetto dei servizi: potrebbe chiudere il piano dell'ospedale che li ospita

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 CARRARA. Si taglia il personale ospedaliero e, con questo, si tagliano i servizi. Dal Prossimo 20 maggio, infatti, scadono i contratti della cooperativa che se ne occupa, e, quindi, potrebbe chiudere il settimo piano dell'ospedale di Carrara, quello che ospita le camere a pagamento, ma, soprattutto, i pazienti in coma. E così cinque ragazzi rischiano di essere trasferiti addirittura a Pontremoli, decisione che causerebbe notevoli disagi alle famiglie che li vanno a trovare ogni giorno e trascorrono con loro pomeriggi interi.  È questa la sanità ai tempi dei tagli al bilancio: «Si eliminano posti di lavoro e servizi fondamentali, ma si tengono gli sprechi». A denunciare la situazione è il responsabile sanità della Uil, Claudio Salvadori, durante l'incontro con la commissione comunale alle politiche sociali: «L'ospedale ha lo stesso numero di dirigenti del Careggi di Firenze. E, come se non bastasse, ha recentemente speso 160 mila euro per acquistare due manichini per le pratiche di rianimazione, quando abbiamo sempre svolto gli esercizi senza». Ma, in merito al settimo piano e alle cooperative, specifica: «Bisogna iniziare un percorso di internalizzazione, l'assistenza dei pazienti deve essere in mano a operatori dell'Azienda».  C'è poi la questione OSS (Operatori Socio Sanitari), addetti all'assistenza di base: sono principalmente donne. Il concorso per l'assunzione lo hanno passato in 256, ma le persone chiamate a lavorare sono state solo 125.  Dopo è arrivato lo stop: basta con il turn-over, non si prende più nessuno. Ma «si sono continuati ad assumere i dirigenti» dice Salvadori. «La dirigente dell'Asl, Maria Teresa De Lauretis aveva promesso che almeno il turn-over sarebbe stato garantito, e invece nulla».  Ma il problema non è solo per chi è stato lasciato fuori, ma anche per chi è dentro: ci sono singole operatrici socio sanitarie che si ritrovano (cos' è stato raccontato) a gestire 25 pazienti da sole, quando invece servirebbero minimo due persone per reparto e per turno. Infatti, di OSS, dice Salvadori, ce ne vorrebbero almeno 170 (altre 45, quindi), ma a patto (in senso ironico) che queste «non vadano né in malattia né in ferie, cosa che non è accettabile. Quindi servirebbero almeno 200 persone assunte». «Gli OSS, - continua Salvadori - non possono circolare nei reparti e ricoprire le mansioni degli infermieri. Perché si risponde a livello personale, se succede qualcosa». Allo stesso modo «un infermiere non può fare l'OSS, se no questa Azienda mi deve dire perché spende 800 mila euro di formazione».  E minaccia: «Porteremo l'Asl in tribunale». «Abbiamo fatto due anni di corsi, i concorsi e poi ci siamo ritrovate a casa» racconta una operatrice socio sanitaria che preferisce rimanere anonima. «Sappiamo che le nostre colleghe sono in difficoltà, come mai non siamo chiamate ad aiutarle?».  Alla luce di tutti questi racconti, la posizione della commissione comunale sanità non è chiara. Si punta a mediare fra le direttive della Regione e le istanze sindacali. «Non vendiamo fumo - dice Carlo Martini (Pd) - troviamo una mediazione fra le persone che dovrebbero essere assunte e quelle che si possono assumere». Massimo Menconi, invece, ricorda che «Rifondazione ha sempre difeso l'ospedale». Iginio Dell'Amico (Carrara prima di tutto) afferma: «Sono pochi i centri al mondo che offrono gratuitamente un servizio per ospitare le persone in coma. Quindi se la scomodità è solo andare fino a Pontremoli non mi sembra tanto grave. Sono preoccupato soprattutto per l'ospedale: bisogna chiedere con forza alla politica qual è il destino di questo ospedale». Sara Ligutti

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