Il dolore
In consiglio. Il sindaco presenta un atto di indirizzo per ricapitalizzare la società. Il Pdl: troppo vago
Salvataggio di Cermec, via libera anche dal Pd
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IN CRISI. Limpianto Cermec per il trattamento dei rifiuti e sotto il sindaco Roberto Pucci I democratici: dobbiamo salvaguardare posti di lavoro e garantire servizi alla cittadinanza
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MASSA. Il sindaco Pucci in consiglio comunale parla chiaro: o Cermec porta i libri in tribunale o si ricapitalizza. Tradotto: si versano (e indirettamente lo fanno tutti i cittadini) milioni di euro per evitare il fallimento. Il che non è una garanzia perché, per escludere il fallimento al 100%, anche il comune di Carrara (socio di Cermec al 48%) dovrà mettersi le mani in tasca. La Provincia (che ha il 5%) si è già tirata indietro. Per Pucci il fallimento è un'ipotesi da scongiurare:«sarebbe il Tribunale a scegliere il soggetto a cui riaffidare gli impianti. E, di fronte ad una offerta più alta di quella avanzata dai comuni, potrebbe preferire i privati». E allora al pubblico toccherebbe stare alle loro condizioni (economiche). La discussione sull'atto di indirizzo, che prevede la ricapitalizzazione, è andata avanti a lungo ieri sera in consiglio comunale. L'approvazione sembrava, però, certa, dopo la dichiarazione di voto del Pd.Il capogruppo Uilian Berti spiega il perché del sì:«Vogliamo assumerci la responsabilità di salvare il Cermec. Perché salvarlo significa garantire un servizio alla collettività e posti di lavoro, diretti e nell'indotto. Lamentiamo - ecco un però - lo scarso coinvolgimento del consiglio comunale. Ora, da qui al 30 giugno (termine ultimo per ripianare le perdite ndr), deve essere resa più partecipe anche la commissione ambiente. Non solo, dobbiamo capire bene come è definito il piano industriale, altrimenti stiamo dando carta bianca al sindaco». Più critico il Pdl: Corrado Amorese accusa Pucci di vaghezza. Rafforza il concetto Stefano Caruso:«Il Cermec è un esempio di sperpero politico e adesso si chiede alla cittadinanza di pagare le conseguenze di errori politici, appunto». Poi Caruso lancia la sua ipotesi:«Mettiamo parte delle quote sul mercato, in modo che, pur mantenendo capitale pubblico, intervengano i privati». Anche Caruso chiede «chiarezza sui contenuti del piano industriale». Piano - e qui è lo snodo - che dovranno condividere tutti i soci: non solo il comune di Massa, quindi, ma anche quello di Carrara e la Provincia.
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