Il Tirreno

Uniformi stile college alla Giorgini? Consiglio d’istituto e preside dicono sì, ma una parte dei genitori contesta

La guerra delle divise scolastiche

Claudio Figaia
<b>COME AL COLLEGE.</b> La preside Tosca Barghini e allievi di una scuola inglese
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COME AL COLLEGE. La preside Tosca Barghini e allievi di una scuola inglese

«Tutti uguali per crescere meglio». «No, è un maquillage inutile»

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 MONTIGNOSO. La Gelmini aveva suggerito: grembiule per tutti. La Giorgini (intesa come scuola), rilancia: divisa per tutti i nostri alunni. Stile college, che fa molto "british", dicono gli entusiasti; no stile balilla, che fa tanto "regime", replicano gli scontenti. Sta esplodendo alla scuola media Giovan Battista Giorgini la guerra della divisa, un conflitto (civile e composto, va detto) che divide genitori, insegnanti, dirigenti e che sta aprendo un gran dibattito su modelli educativi e dintorni.  L'idea della divisa - jeans, maglia tipo polo e felpa uguali per tutti, con i colori sociali e stemma della scuola (ancora da decidere) - è stata lanciata da una mamma, rappresentante dei genitori nel consiglio d'istituto («una signora - dice la dirigente scolastica Tosca Barghini - che mi sembra molto critica nei confronti del governo e, dunque, non può certo essere tacciata di voler seguire i consigli della ministra Gelmini»).  I componenti del consiglio d'istituto si guardano, riflettono, poi dicono sì. In maggioranza. L'idea dei ragazzi tutti vestiti uguali piace, soprattutto, alla preside Barghini. «Sì, è vero: credo che il sentimento di appartenenza a un gruppo sociale come la scuola sia un elemento importante per la crescita dei ragazzi. E una divisa per rendere riconoscibili gli studentii della Giorgini mi è sembrata la formula giusta per favorire questo processo. Più del grembiule, che appiattisce tutti e che mi sembra anche decisamente anacronistico».  Parte così, spiega ancora la professoressa Barghini, «un percorso» per capire quanto la proposta sia apprezzata dai ragazzi. «Poteva decidere il Consiglio d'istituto, ma abbiamo voluto responsabilizzare gli alunni Li abbiamo sentiti tutti, classe per classe ed è stato quasi un plebiscito: il 76% dei ragazzi ha detto sì, con entusiasmo. il 24% restante ha detto no, ma erano quelli di terza, che quest'altr'anno saranno alle scuole superiori».  A quel punto, prosegue la preside, la questione è stata riportata in Consiglio d'istituto ed è stato deliberato il sì alla divisa scolastica. «Ma, pur non essendo un atto dovuto, abbiamo voluto ascoltare anche il parere dei genitori con la convocazione, nella prima settimana di aprile, dei consigli di classe allargati a tutti i papà e mamme. Dove,, mi pare, la proposta ha trovato larghi consensi e solo qualche obiezione».  Per la dirigente scolastica, insomma, tutto è pronto per far partire l'operazione divisa scolastica. L'istituto ha anche acquisito un preventivo di massima sul costo dell'uniforme. Dieci euro per la "polo", venti circa per i jeans, poco di più per la felpa. «Cifre abbordabili per tutti, anche tenendo conto di due cambi per consentire i lavaggi. Di sicuro più abbordabili delle "divise" fatte di griffe costose che molti ragazzini vestono tutti i giorni», dice la Barghini.  Ma c'è chi dice no. Una parte dei genitori - vedi la lettera che pubblichiamo in questa pagina ndr. - si schiera contro la proposta della divisa. «Non è con un uniforme - argomentano in sostanza - che si costruisce l'appartenenza a un gruppo sociale; non è facendo finta che tutti siano uguali che si favorisce la crescita collettiva. La diversità è un valore e la tolleranza verso le diversità è quel che i nostri figli devono sviluppare».  E poi, contestano le mamme e i papà anti-divisa, quel caloroso consenso dei ragazzi è stato ottenuto facendo leva sulla loro influenzabilità e senza informare preventivamente le famiglie. E senza coinvolgere gli insegnanti, a cui il fronte del no chiede di impegnarsi «per non accettare illusorie scorciatoie».  E allora? «Faremo altri passaggi, anche se resto convinta che un ragazzo non può sentirsi schiacciato da una divisa uguale a quella del compagno di banco», dice conciliante la preside. Che già pennsa anche a una versione più soft della divisa: felpa e maglia uguali sì, jeans no, per convincere gli indecisi..

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