Il Tirreno

Il palazzo che non riesce ad avere l'ascensore

Claudio Figaia
Il palazzo che non riesce ad avere l'ascensore

Gli inquilini (malati e anziani) lo vogliono, la burocrazia lo blocca

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 MASSA. Gli abitanti del palazzo, otto famiglie, sono tutti d'accordo: «Siamo anziani, malati, quattro piani, 80 scalini da fare a piedi, impossibile continuare così: qui ci vuole un ascensore». Da due anni, però, quell'ascensore non riescono ad averlo. Per colpa della burocrazia.  Una storia emblematica quella che arriva da via Silvio Pellico. Qui, sorgono tre palazzotti assegnati negli anni Cinquanta ai lavoratori del Pignone, edifici Erp (ex "case popolari"); uno dei quali, proprio quello dove si vuole costruire l'ascensore, riscattato (cioè acquistati) dagli inquilini.  Il problema è che il progetto dell'ascensore prevede che l'impianto occupi «per 10 centimetri, non di più», - garantiscono gli inquilini - la parte comune dell'area che circonda i palazzi. Il che pare essere un problema insormontabile.  Si fanno pratiche, riunioni di condominio con gli amministratori Erp - in cui tutti i 24 inquilini dei tre palazzi dicono sì all'ascensore - i residenti fanno la spola tra Comune ed ente per l'edilizia popolare, ma il progetto resta bloccato. A causa di quei dieci centimetri "non di proprietà".  Palazzo sfortunato, quello in cui quell'ascensore non arriva. Abitato da persone afflitte da gravi patologie, con difficoltà a muoversi. Ma pare che ciò poco interessi gli uffici. Che frenano, rimandano, prendono tempo.  Mario Colameo, 80 anni, una vita al Pignone («che mia ha lasciato l'asbestosi»), moglie malata e appartamento al 4º piano, quasi scoppia in lacrime quando racconta la storia. «Ogni volta, mi sento dire: "aspetti, bisogna risolvere la questione delle aree comuni", stiamo esaminando, stiamo verificando... Ma che aspettano, qui c'è una barriera architettonica da abbattere, ci sono persone che non possono uscire di casa». Una piccola storia di diritti negati. Luca Panfietti, presidente dell'Erp dice: «Sì, siamo a conoscenza della situazione di via Pellico, si tratta di un problema tecnico, stiamo prestando la massima attenzione per risolverlo». «Ma sono due anni che ci ripetono sempre queste cose», ribatte disperato il signor Colameo. Giuseppe Lazzerini, direttore dell'Erp spiega nel dettaglio: «L'area in questione è una proprietà indivisa tra comune e inquilini. Gli inquilini dovrebbero acquistare quel pezzo di terreno (i 10 centimetri necessari per realizzare l'ascensore). Ed è questo quel che abbiamo cercato di fare. Ma poi abbiamo scopertto che la vendita non può essere eseguita perchè il terreno non rientra fra i beni cedibili. Allora abbiamo verificato la possibilità di frazonamento della proprietà, ma anche questa si è dimostrata una strada non percorribile per legge. Il tutto muovendoci con pareri della Regione e dei nostri consulenti legali».  Soluzione? «Stiamo pensando a una nuova strada: la cessione in uso dell'area. Soluzione che aggirerebbe il diviero di vendita, ma che deve essere, comunque, verificata con l'assemblea di condominio, offrendo agli altri palazzi la possibilità di fare lo stesso in caso di necessità».  Sembra una giungla. «Senta - risponde Lazzerini - non so se è da due anni che va avanti questa vicenda, due anni fa non c'erao. Ma mi creda, non è facile applicare le leggi». Detto da un direttore...

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